Trasparenza, una legge su sindacati e partiti: ecco il piano di Renzi

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Le onde provocate dal sasso lanciato ieri dal leader Fiom Maurizio Landini con la nascita della ”coalizione sociale” (che vede il suo sindacato agire in modo coordinato ad altre associazioni come Libera, l’Arci o i No Tav) hanno avuto il primo effetto di accelerare improvvisamente il vecchio progetto renziano – finora relegato nelle retrovie – di regolare per legge sia la vita dei partiti che quella dei sindacati.
Nel tardo pomeriggio di ieri, infatti, ambienti renziani hanno lasciato filtrare l’intenzione del governo di metter mano ad un tema cui da 67 anni, ovvero dalla nascita della Costituzione (il cui articolo 49 dice che serve una legge di regolamentazione delle libere associazioni) non si cava un ragno dal buco.
LA SORTITA
Il premier ieri ha commentato con i suoi la sortita di Landini senza liquidarla con battute o sarcasmi. Tutt’altro. Massimo rispetto per tutti – avrebbe sottolineato il presidente del Consiglio ai suoi collaboratori – Ma il governo deve occuparsi soprattutto delle questioni che riguardano la vita degli italiani. Per Palazzo Chigi, comunque, la presa di posizione di Landini testimonia che la sua opposizione di questi mesi è stata tutta politica più che sindacale.
Ma la vera notizia della giornata è che la nascita della originale creatura politica landiniana, un non-partito ma una coalizione di movimenti e associazioni, ha fatto riaffiorare nelle stanze di Palazzo Chigi la voglia di ripescare il progetto di una legge che ”costringa” alla trasparenza strutture che da decenni hanno un enorme peso nella vita della società italiana ma che non sono regolati per legge.
Cosa esattamente abbia in mente Renzi nello specifico lo scopriremo nei prossimi giorni. Di proposte di legge sulla vita dei partiti (che in parte sono controllati per via della legge sul finanziamento pubblico tutt’ora in vigore) ne sono state fatte in passato a decine, in particolare dal Pd. Tutte ruotano intorno a tre concetti: primarie obbligatorie; certificazione esterna delle iscrizioni; bilanci controllati dalla Corte dei Conti; statuti che consentono la vita democratica interna dei partiti stessi.
LA TRASPARENZA
Discorso analogo per i sindacati. Renzi ha sempre sottolineato la necessità che queste strutture siano trasparenti e che i loro bilanci offrano un rendiconto non solo formale ma chiaramente leggibile anche dagli iscritti e non solo sulle macrocifre ma anche su quelle micro, come trasferte e rimborsi spese. Finora però non si è andati oltre chiacchiere generiche e questo nonostante gli scandali che hanno recentemente travolto i vertici di un sindacato confederale come l’Ugl e i discussi comportamenti sulle proprie retribuzioni di alti dirigenti di Cisl, Coldiretti e sindacati autonomi della scuola.
Sul fronte sindacale resta poi da sciogliere il nodo della rappresentanza. Quali sindacati contano davvero? E come si verifica il consenso di cui godono? E’ giusto che possano proclamare scioperi senza chiedere il parere dei lavoratori? Ed è corretto che i contratti o gli accordi con le imprese vengano firmate da alcuni sindacati senza un referendum finale fra i lavoratori? Tutte domande finora cadute nel vuoto. «A livello legislativo l’unica novità è il testo del disegno di legge sulle forme di partecipazione dei lavoratori alla vita delle imprese che sta facendo il suo iter in Senato – spiega il senatore Maurizio Sacconi di Area Popolare – Sulla rappresentanza c’è un generico dibattito ma noi siamo contrari perché il tema va lasciato alle parti sociali senza intasare i tribunali dove finirebbe se ci fosse una legge».

Il Messaggero