Tragedia Heysel, Paolo Rossi: “Chiedo scusa alle vittime, non sapevamo”

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A pochi giorni dall’amichevole di Bruxelles tra le nazionali di Belgio e Italia, organizzata per commemorare i trent’anni dalla tragedia dell’Heysel, il Consiglio regionale della Toscana ha consegnato il Gonfalone d’argento all’associazione dei familiari delle vittime. A parlare di quel terribile pomeriggio del 29 maggio 1985 è Paolo Rossi, che lo visse dal campo, in una lettera inviata alla vicepresidente dell’associazione, Lucia De Robertis: “Sono passati trent’anni, ma le ferite non si sono ancora rimarginate. Sono ancora lì, aperte e piene di disperazione dei familiari delle vittime – scrive Pablito – Io quella sera c’ero e posso raccontare le mie impressioni su quella inconcepibile, quanto ingiustificabile, serata”.

“UN CAMPO DI MORTE, NOI IGNARI” – “Quella sera, né l’atmosfera né il contesto della gara potevano far presagire una simile catastrofe – racconta Rossi, protagonista in campo di quel Liverpool-Juventus che vide i bianconeri imporsi e sollevare l’allora Coppa dei Campioni – Doveva essere una giornata di festa e di gioia, invece si trasformò in un campo di morte ancor prima che il gioco avesse inizio. Un massacro, prima ancora che il fischietto dell’arbitro riuscisse a scandire l’avvio della contesa tra le due formazioni. Io ero lì, pronto a giocare, ma come molti altri non sapevo cosa fosse accaduto. Ignaro del dramma, continuai a rincorrere il pallone e a cercare il gol. Con me, i miei compagni di squadra”.

“NESSUNO DI NOI SAPEVA, MI SCUSO” – “Nell’arco di quindici minuti esatti si era consumata un’atrocità senza eguali – ammette Rossi – Inutile la gara da noi disputata e del tutto fuori luogo il giro di campo e l’esultanza dei giocatori, me compreso, ancora inconsapevoli. Impossibile, poi, capire fino in fondo di chi fosse la colpa: del Comune di Bruxelles, delle Forze dell’ordine, di uno stadio vetusto e poco – o per niente – idoneo a ospitare una finale di Coppa dei Campioni, dell’organizzazione Uefa. A distanza di trent’anni, tanto dolore e troppe lacrime versate, ci si interroga sulla sciagura dell’Heysel, augurandosi che quantomeno possa essere servita da lezione per non ripetere gli stessi errori, per evitare altro sangue e lacrime preziose. Io ero lì, ma non conoscevo la portata di quel dramma umano. Chiedo scusa, ma non sapevo. Nessuno di noi sapeva, né immaginava. Il mio pensiero non può che andare alle vittime, e alle loro famiglie, che hanno combattuto e si sono adoperate, nel corso di questi lunghi e faticosi anni, affinché emergesse la verità. Sono con voi, con tutto il mio affetto e la mia vicinanza”.

AGNELLI: “LAVORIAMO PERCHÉ NON ACCADA PIÙ” – Anche il presidente bianconero, Andrea Agnelli, ha voluto rivolgere un messaggio in occasione della cerimonia, tenuta a palazzo Panciatichi: “Bisogna adoperarsi quotidianamente per evitare che episodi del genere accadano ancora – scrive il numero 1 bianconero – Quando
accadono tragedie come l’Heysel, che ancora oggi ci lascia increduli e impotenti, non c’è nulla che possa lenire il nostro dolore. Tuttavia, possiamo fare in modo che avvenimenti del genere non accadano in futuro. Sfortunatamente, la storia, come in questo caso, è anche memoria di vittime umane. È quindi nostro impegno, in quanto uomini, tributare il doveroso omaggio a tutte le vittime di quella giornata e dimostrare la nostra vicinanza ai loro cari”.

La Repubblica