Tiki Taka è game over! Il Cile ne fa 2, Spagna a casa

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Spagna chiamata alla prova d’orgoglio dopo la batosta olandese. Per non emulare l’Italia nel Mondiale sudafricano del 2010, estromessa al primo turno sebbene fosse Campione in carica, l’allenatore iberico non esita ad effettuare una mezza rivoluzione.

Vittime della sua epurazione il centrale del Barcellona Piquè e il metronomo di sempre Xavi, al loro posto il basco Xavi Martinez, tuttofare nel Bayern ma non sempre in campo in Germania, ed il folletto catalano Pedro. Una formazione che porta impressa a caratteri cubitali la volontà di Del Bosque, ben lungi da abiurare il tiki-taka, di costruire come testimonia del resto la presenza di un solo difensore di ruolo (Ramos).

Spagna che si aggrappa ai cambi e anche alla cabala non essendo mai stata sconfitta dal Cile nei 10 precedenti incontri (8 le vittorie e 2 i pareggi) e avendo già vinto, in questo stesso stadio, nel 1950, per 2-0 contro gli avversari di questa sera. Anche nello scorso Mondiale vittoria iberica contro i Cileni per 2-1. Inoltre, particolare da non sottovalutare, come le Furie Rosse non perdano due gare consecutivamente dal lontano 2006

Cile, invece, reduce dalla convincente gara con l’Australia e stasera alla ricerca, dopo l’operazione, del migliore Vidal. Fondamentale il recupero del Bianconero per il gioco di Sanpaoli. Re Artù schierato in posizione più avanzata, ai danni di Valdivia in panchina, in ragione, si augurano i tifosi di Sanchez & C. in larga maggioranza al Maracanà, di una condizione andata crescendo.

Pronti via e il Cile mette paura: azione arrembante dei Sudamericani, percussione di Vidal che centra per l’ex napoletano Edu Vargas troppo lento, però, nel concludere e “mangiato” dalla difesa campione del Mondo. Spagna che si ricompone ed inizia far gioco, Cile aggressivo a pressare e provare la rimessa. L’azione più importante del primo quarto d’ora si registra al 14′ quando, dopo una brutta palla persa da Aranguiz, Xabi Alonso viene a trovarsi a due passi dal portiere cileno, ma la sua conclusione viene murata dalla pronta uscita di un attento Bravo.
Spagna in crescita ma a passare è il Cile. Pressing a centrocampo, centrocampo di Del Bosque che perde ingenuamente palla, da Vidal dentro per Sanchez, con la difesa iberica che non scala, e ”el nino maravilla” alla cieca centra per Vargas, bravissimo ad aggirare Casillas ed infilare a porta vuota. Spagna che avverte il colpo ma prova a riorganizzarsi e, dopo qualche minuto, protagonista di un’occasione ben confezionata ma sfruttata male da Xabi Alonso che dal limite calcia alto. Ancora gli Iberici con Diego Costa che, su suggerimento di Silva, conclude male schiacciando il pallone che lambisce il palo, quando siamo al 28′.
Da questo momento tanto possesso palla ma nessuna azione per la formazione di Del Bosque troppo lenta e maledettamente a disagio di fronte alla pressione cilena. Quando tutti attendono il fischio della fine della prima frazione arriva il raddoppio sudamericano. Punizione dal limite battuta senza eccessive pretese con Casillas che, invece di bloccare, respinge centralmente, palla ad Aranguiz che, approfittando della lentezza della difesa delle Furie Rosse, batte il portiere del Real sul primo palo. Ancora responsabilità per Casillas e una difesa spagnola non all’altezza, orfana dei recuperi provvidenziali del vecchio e mai rimpianto come ora Puyol. Su questo risultato si va negli spogliatoi con la squadra Campione del mondo meritatamente sotto e sul baratro dell’eliminazione.

Rientro e la Spagna rinuncia ad un inguardabile Xabi Alonso per il gioiello dell’AtleticoKoke. Cambio che sembra dare i suoi frutti. Tre minuti dall’inizio e, su invenzione di Iniesta che pesca nel corridoio Diego Costa, il bomber brasiliano naturalizzato tarda e si fa chiudere da un difensore. E’ un’altra Spagna, però, e lo si vede ancora due minuti dopo. Al 51′ sugli sviluppi di un calcio piazzato, rovesciata di Diego Costa e Busquets da non più di un paio di metri sciupa clamorosamente una rete che avrebbe riaperto la partita.
Del Bosque si gioca una delle ultime carte, fuori Diego Costa, assente ingiustificato anche in questa serata (sicuri che non sarebbe servito Llorente alla Spagna?) e dentro Fernando Torres. Spagna che cambia ma è ancora il Cile che sfiora il tris con Isla in leggero ritardo sul secondo palo. Ultimo cambio per le Furie Rosse e al posto di un fumoso Pedreo, dentro Cazorla, autore, dopo qualche minuto, di un tiro a giro che trova ancora la deviazione di un attento Bravo, che si ripeterà anche all’83’ su conclusione dalla distanza di Iniesta. Ancora Cazorla su punizione ma Bravo si fa ancora trovare pronto. Recupero e salvataggio cileno sulla linea per una Spagna che sembra aver perso il bonus con la buona sorte.
Due a zero finale e Cile che sale a sei punti, con una Spagna che, neppure il più inguaribile dei pessimisti, avrebbe immaginato fuori dopo due giornate a 0 punti e con 7 reti subite in 180 minuti.

Vittoria meritata del Cile che sovrasta gli Spagnoli sul piano dell’intensità. La squadra di Sanpaoli, se Vidal dovesse tornare ai suoi livelli, rischia seriamente di diventare unadelle tante mine vaganti di un Torneo che pare non risparmiare le sorprese. Mesto ritono a casa degli Spagnoli e, probabilmente, fine del compassato tiki-taka, figlio di una straordinaria generazione di palleggiatori spagnoli arrivati a fine corsa. La squadra di Del Bosque paga una certa sfortuna anche stasera, quando una rete quanto meno sarebbe stata più meritata. C’è da giurare che farà discutere l’attesa infinita di un Diego Costa che, al di là dei problemi fisci che sconta da fine stagione, sembra non aver mai “vestito” realmente l’anima spagnola, apparendo come un pesce fuor d’acqua.

IL GIORNALE