Terroristi assaltano l’hotel degli stranieri in Mali, ostaggi liberati

Malian troops take position outside the Radisson Blu hotel in Bamako on November 20, 2015. Gunmen went on a shooting rampage at the luxury Radisson Blu hotel in Mali's capital Bamako, seizing 170 guests and staff in an ongoing hostage-taking, the hotel chain said. AFP PHOTO / SEBASTIEN RIEUSSEC

Si è concluso con la liberazione degli ostaggi da parte delle forze speciali e un bilancio di 27 morti, di cui 2 terroristi e 25 tra ospiti e staff, il maxi-sequestro di 170 persone al Radisson Blu Hotel di Bamako, in Mali. Lo rende noto il presidente Keita. A rivendicare l’attentato sarebbe stato via Twitter il Mourabitoun, un gruppo fondato dall’ex comandante di Al Qaeda Mokhtar Belmokhtar recentemente affialiatosi all’Isis.

Tra le persone che hanno perso la vita, ci sarebbero un funzionario belga, Geoffrey Dieudonne, che si trovava a Bamako per una “missione”, tre cittadini cinesi e un americano. Non risultano invece vittime tra i francesi.

Il Dipartimento di Stato statunitense dopo aver confermato la fine del sequestro ha intimato ai cittadini americani ancora presenti nel Paese africano di evitare gli spostamenti per sicurezza.

Il presidente maliano Ibrahim Boubacar Keïta ha ringraziato l’America, l’Ue, e la Francia per l’aiuto militare a supporto delle forze di sicurezza del Mali.

“Ho visto dei cadaveri. E’ orribile”. Sono invece state le prime parole di uno degli ostaggi liberati a France Presse.

L’assalto è avvenuto alle sette di venerdì (8 italiane) quando un veicolo con targa diplomatica è arrivato davanti all’ingresso dell’albergo. I terroristi sono così penetrati nella struttura senza destare sospetti finché non hanno iniziato a sparare alle guardie.

L’obiettivo sarebbe nuovamente la Francia. Nelle prime fasi dell’assalto, inoltre, gli jihadisti avevano rilasciato alcune persone sequestrate in grado di recitare il Corano.

Il Mali è un Paese poverissimo, ex colonia francese, che ha acquistato la sua indipendenza nel 1960 per poi vivere una stagione di “democrazia” fra il 1992 e il 2012. Ma le spinte indipendentiste tuareg al nord e la presenza di sacche qaediste hanno fatto piombare il Paese in una guerra civile che si è conclusa in parte nel 2013 con l’intervento francese.

In mezzo c’è stato un golpe, poi nuove elezioni nella speranza di una riconciliazione nazionale, mentre gli jihadisti continuano ad alzare la testa con nuove azioni terroristiche.

TGCOM