Terremoto Albertini

ALBERTINI

Demetrio Albertini scende in campo. Senza scarpini, stavolta, ma in giacca e cravatta, entrando come un uragano nella corsa per risollevare il calcio italiano dalle ceneri degli ultimi anni, un compito per cui finora si era proposto il solo Carlo Tavecchio, 71enne presidente della Lega Dilettanti.

Albertini scende in campo e lo fa un po’ a sorpresa, quanto meno nei tempi. «Nelle ultime due settimane ho ricevuto tante telefonate – ha confessato l’ex vicepresidente federale, dimessosi dall’incarico prima della partenza per il Mondiale in Brasile – molte persone mi hanno chiesto di candidarmi alla guida della Federazione. Mi ha fatto piacere soprattutto trovare l’appoggio della gente comune: per questo mi metto a disposizione, vorrei promuovere un rinnovamento reale, vorrei essere il regista del cambio di marcia. Del resto facevo lo stesso anche in campo».

Albertini non scherza affatto, vuole impegnarsi concretamente per rilanciare il calcio italiano. La candidatura ufficiale arriverà nei prossimi giorni, sottoscritta dall’Associazione calciatori, ma l’ex centrocampista ha già le idee chiare sul programma: «La Federazione non deve più essere un luogo di spartizione del potere – ha dichiarato Albertini – io voglio rimettere al centro il calcio giocato. La mia agenda è aperta, scriviamo una piattaforma tutti insieme tenendo presenti alcuni punti fondamentali».

Innanzitutto, per Albertini, è importante avere una «governance più snella ed efficiente, anche per favorire il dialogo tra professionisti e dilettanti». In secondo luogo bisogna valorizzare lo sport sul territorio, «attraverso il rapporto col governo, il Coni e il mondo della scuola». E poi un progetto sportivo a 360 gradi: «Parlare di seconde squadre per la Lega Pro è riduttivo – ha spiegato l’ex vicepresidente federale – la nostra serie A deve attingere dai vivai per restituire competitività e sostenibilità al sistema. Vanno ridotte le squadre professionistiche e allargata la base del reclutamento, senza dimenticare la revisione dei criteri d’inserimento nelle rose e una nuova politica sull’immigrazione degli atleti. Perché noi siamo molto diversi dalla Germania, ma l’obiettivo deve essere lo stesso: il 34 per cento degli stranieri della Bundesliga e non il nostro 54 per cento».

A venti giorni dalle elezioni, però, per Albertini non è ancora tempo di fare i conti sulle preferenze. Di sicuro lo sfidante potrà contare sui voti dei calciatori (20 per cento) e degli allenatori (10), ai quali dovrebbe aggiungersi la serie B (5). Albertini spera di «sottrarre» qualche voto al favorito Tavecchio anche tra i Dilettanti (per questo il discorso sulla valorizzazione del territorio) e soprattutto in Lega Pro (non a caso l’ex regista ha definito il dibattito sulle seconde squadre non prioritario). Ma la vera battaglia si giocherà tra due giorni nell’Assemblea della serie A, quando i club saranno chiamati a confrontarsi sui punti programmatici individuati dalla strana coppia Lotito-Agnelli e, a questo punto, anche sulla candidatura di Albertini. «Il mio sogno è tornare ad avere il campionato più bello del mondo, come negli anni ’90». La sfida è lanciata.

IL TEMPO