Strappo in FI, Bondi e Repetti lasciano

SILVIO BERLUSCONI 1

Non se lo aspettava: «Non mi hanno avvertito, neppure una telefonata. Bella riconoscenza…». C’è rimasto male ma ormai anche lui – Silvio Berlusconi – si è convertito al motto renziano e lo applica a proposito dell’abbandono di Forza Italia da parte della coppia Bondi-Repetti: «Ce ne faremo una ragione». Sandrone è un’icona del berlusconismo che abbandona il suo (ex) adorato Silvio e la fidanzata Manuela, senatrice a sua volta, è la musa di Bondi e insieme quella che più ha spinto per la rottura. «Andremo avanti lo stesso», avverte il leader di Forza Italia al suo cerchio magico che ieri ha riunito a Palazzo Grazioli. Mentre la coppia dei fuoriusciti stava planando nel Gruppo Misto.
SCISSIONE
Non una scissione da tandem ma da truppa organizzata è quella che sta preparando Raffaele Fitto. E anche per lui vale il «ce ne faremo una ragione» da parte di alcuni lealisti azzurri. Di «liste di proscrizione» parla intanto Gianfranco Rotondi e la guerra s’è scatenata per questo: chi ha già fatto tre legislature – ecco il principio firmato Berlusconi-Rossi (intesa come Maria Rosaria) – deve lasciare il posto a volti nuovi. La rivolta di Paolo Romani è arrivata subito, quella di Altero Matteoli (in Parlamento dal 1983) e degli altri veterani sta infuriando sia a Montecitorio sia al Senato e qui potrebbe innestarsi sull’altra spina terribile per la stabilità di Forza Italia. Ovvero: Denis Verdini e i suoi diciassette senatori fedelissimi, a cui se ne aggiungerebbero un’altra decina nel caso di esito catastrofico delle Regionali, i quali in nome della fedeltà al Patto del Nazareno e alla mancanza di un’alternativa credibile voterebbero a favore della riforma costituzionale di Renzi in aula a giugno. E sarebbe il big bang, che nessuno al momento – sia tra gli amici di Denis sia tra i nemici – si sente di escludere. E che vedrebbe proprio il capogruppo Romani, che alle riforme nazareniche a suo tempo ha lavorato con convinzione ed è irriducibile alla linea dura alla Brunetta, partecipe di questo scossone che è solo un frammento del caos generale. E anche la coppia Bondi-Repetti, più buona parte del gruppo berlusconista dei Gal, sarebbero pronte a rinforzare il fronte della subordinazione all’ex Cavaliere e dell’innamoramento verso il Nazareno Matteo.
L’unico barlume di stabilità sembrerebbe essere rappresentato, ma le trattative sono ancora in corso e ci sarà ad ore un nuovo incontro tra Berlusconi e Salvini, dall’accordo con la Lega sulle Regionali. Fatto così: appoggio al leghista Zaia in Veneto, sostegno del Carroccio all’eventuale candidatura di Giovanni Toti in Liguria, la non belligeranza della Lega al Sud. Per il resto, situazione balcanica. Tanto che persino il medico personale di Berlusconi, Alberto Zangrillo, ieri ha sponsorizzato la candidata del Pd in Liguria. Osserva Daniela Santanchè, non in veste da Pitonessa: «Io capisco umanamente Bondi e Repetti. Non ce l’hanno fatta più a stare in un partito in cui volano i coltelli in una guerra insensata. Io confido che Berlusconi una volta per tutte dica se dietro la guerra per bande c’è lui. Io non credo».
SOSPETTI
E però…. «Ci muove tutti come pupazzi e ci fa scannare tra di noi», dice Alessandra Mussolini: «Ma io a questo gioco non ci sto». Ma alcuni di quelli che con Berlusconi hanno intimità assicurano: «La verità è che al Presidente del partito non gli importa più un tubo. Sta lì, a ossessionarsi per il Ruby Ter». Nonostante siano in molti a chiedergli un colpo di reni. Per esempio Gasparri: «Berlusconi intervenga o il partito si sfilaccia!».
Prova a placare le acque, ma la tempesta scespiriana è in corso, Maria Rosaria Rossi: «Tutto ciò che non è rinnovabile è destinato a finire. Ma rinnovare non significa escludere». I veterani che, al netto di qualche ripescaggio, verranno esclusi dalle liste, possono tranquillizzarsi? «Si può dare il proprio contributo al partito, anche stando fuori dal Parlamento», è la linea Berlusconi-Rossi. E continuano a tremare tutti in un clima da si salvi chi può ma forse non si salverà nessuno. E avanti volti nuovi – vanno trovati però – per cercare di rivaleggiare con Renzi alle prossime elezioni politiche. Ma bisogna arrivarci.

Il Messaggero