Spiagge vuote, meno gelati e verdura: l’economia fa i conti con il maltempo

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I dati ufficiali non sono ancora stati pubblicati, ma tra i grandi gruppi dell’alimentare come Unilever (Algida, Carte d’Or, Cucciolone, Magnum etc etc…) e Nestlè (Gelati Motta, la Cremeria, Antica gelateria del corso) è tutto un discutere di numeri e crollo dei consumi. «Non stiamo vendendo i gelati ed è facilmente intuibile il perchè» raccontano alcuni manager delle due aziende. Dall’Aidepi (l’associazione delle industrie del dolce e della pasta) spiegano che per i numeri bisogna aspettare settembre, ma le valutazioni aziendali sono presto fatte.

I consumi

L’estate piovosa sta facendo crollare la vendita di gelati, frutta fresca e verdura. Le vigne sono state devastate dalle grandinate, idem per i campi di pomodori e ortaggi finiti in questi giorni sott’acqua. «Danni che in diversi casi interessano fino al 60% dei raccolti» ha fatto sapere la Coldiretti secondo cui il conto del maltempo ammonta già a un miliardo di euro per il settore dell’agroalimentare e del turismo. In alcune zone del Nord è caduto il triplo di acqua in più della media di stagione e in tutta Italia si sono registrate precipitazioni da record che hanno sconvolto i normali cicli stagionali delle campagne oltre a provocare danni diretti alle colture. La frutta fresca segna a luglio il maggior calo di sempre (-10,3%) e il maltempo sta persino costringendo le api a restare a terra con notevoli conseguenze per la produzione di miele: «A Nord e a Sud – rileva ancora Coldiretti – i dati più preoccupanti: l’apicoltura registra una pessima stagione produttiva con percentuali che sfiorano il -70 per cento».

Le spiagge

Non va meglio per gli stabilimenti balneari con cali delle presenze anche qui fino al 70% rispetto allo stesso periodo del 2013. «Si stimano 400 milioni di euro persi e 50.000 lavoratori giornalieri a casa» ha fatto sapere il sindacato italiano balneari che ha fotografato la situazione critica delle spiagge italiane: «Le situazioni peggiori si registrano in Campania (-40% a giugno e -70% a luglio) e Marche (-35% e -60%), Liguria, Toscana (50%) ed Emilia Romagna (-30%)». Ma le conseguenze sono notevoli in tutti i settori: «meno clienti al mare significa ristoranti con tavoli vuoti, alberghi che devono fare i conti con camere libere, negozi con merce invenduta — ha spiegato Riccardo Borgo, presidente del sindacato italiano balneari — ma anche personale giornaliero a chiamata (come bagnini, camerieri, aiutanti in cucina, addetti alle pulizie, parcheggiatori, animatori) che è rimasto a casa in quanto le giornate di maggior richiesta, come i week-end, sono stati funestanti costantemente da pioggia, vento e basse temperature».

CORRIERE DELLA SERA