«Sono un po’ malato, pregate per me»

PAPA

«Siete venuti qua invece di andare in spiaggia. Nella vita bisogna scegliere e voi lo avete fatto». Parlando con i ragazzi nel cortile della chiesa Regina Pacis, Papa Francesco, accolto da migliaia di persone, entra nel vivo della lunga visita a Ostia. Con sorrisi, battute e parole che arrivano dritte al cuore. «Nella vita non è importante quando si cade – dice ai ragazzini che lo guardano estasiati – l’importante è non restare a terra».
La visita nella parrocchia Regina Pacis inizia pochi minuti prima delle 16, quando Francesco entra in auto dal cancello posteriore della chiesa. Ad accoglierlo il cardinale vicario Agostino Vallini, il vescovo ausiliare Paolo Schiavon e tantissimi fedeli. La prima tappa è in palestra, dove incontra anziani e malati. Abbracci e parole sussurrate con molti di loro. Poi passa ai giovani e si diverte quando riceve piccoli regali: un cappellino, una maglietta. «Vi ringrazio per ciò che fate per i poveri di Dio – dice – e vi chiedo: pregate per me, sono un po’ anziano, un po’ malato, ma non tanto, eh?». Un ragazzino gli consegna delle lettere. Prende la parola una capo scout. «Come facciamo a mantenere sempre la stessa gioia quando lavoriamo con i ragazzi?». «La gioia non si compra al mercato – risponde – la gioia si chiede al Signore. Se la chiedete arriva, a quel punto sorridete. Con un bel sorriso allegro però, non di cartone».
CONTRO GLI EGOISTI«Non dovete essere egoisti – dice ancora ai ragazzini – Dovete condividere le caramelle. Se un bimbo non condivide le caramelle non è un buon segno». Nella palestra Francesco ha incontrato malati, anziani e atleti della squadra di basket Stelle Marine. Poi ha salutato alcuni dei 200 bimbi battezzati nell’ultimo anno nella comunità, confessato quattro fedeli e alle 18 ha celebrato messa. Nell’omelia parla anche degli ipocriti. «Sono quelli che magari vanno a messa ogni domenica – dice – ma che poi si comportano male. Non dobbiamo essere così. Rimaniamo sempre con Gesù».
Durante la messa, fuori i fedeli gridano: «Aprite la porta, aprite la porta». Non sono mancate le polemiche, infatti, perché in chiesa si poteva accedere solo su invito. «Non è aperta a tutti e non ci sono i maxischermi promessi» protestavano in molti. Il Papa li sente, finisce la messa e poi – fuoriprogramma di una visita blindatissima – li raggiunge e, quasi a giustificare il protocollo rigido che li tiene distanti, dice: «Vi ascoltavo, avevate ragione. Ma se vi può consolare, non si vedeva bene neanche dentro. Vi ringrazio per la vostra pazienza e comprensione. Buona serata a tutti. E pregate per me». Un saluto accolto da un applauso lunghissimo, liberatorio.
Prima dell’arrivo in chiesa un’altra immagine: il suo abbraccio a un’anziana nel Luna Park dove il Papa si è fermato a sorpresa per visitare due suore. Maria Bruschetti, 84 anni, vende giocattoli nel parco. «Ancora non ci credo – racconta – un’emozione indescrivibile». Maria ha la forza di una ventenne, tanto da imporsi agli addetti della sicurezza che alla fine l’hanno lasciata passare. «Non volevano – dice – ma alla fine ho vinto io». E dopo Maria, saluta Leonella che porta in grembo il suo Oscar. «Il Papa – dice la donna – mi ha guardato negli occhi e mi ha toccato la pancia, come per farmi gli auguri. Al nome che avevo pensato aggiungerò Francesco».

Il Messaggero