Salvataggio dell’Ilva, arriva lo Stato

ILVA

Il testo definitivo del decreto che restituisce, seppure temporaneamente, l’Ilva allo Stato dovrebbe essere lincenziato tra il 29, quando è in calendario una riunione tra Mise e Mef, e il 30 dicembre. E dovrà essere a prova di paletti Ue. Lunedì prossimo sarà comunque illustrato dal ministro dello sviluppo economico, Federica Guidi, ai sindacati. Ma in attesa delle ultime limature sulla nuova manovra salva-Ilva varata dal Cdm non mancano le perplessità. E così accanto all’ottimismo del sindaco di Taranto, Ezio Stefàno («forse siamo sulla strada giusta») ci sono i forti dubbi degli ambientalisti sull’ammontaredegli investimenti. Ma le preoccupazioni arrivano anche dal fronte dei fornitori.
LO SCHEMA ALITALIA

Va detto subito che la mano dello Stato sull’Ilva rimarrà per un periodo compreso tra i 18 e i 36 mesi, secondo quanto promesso dal premier Matteo Renzi. Infatti, dopo che due anni fa il governo ha scongiurato il peggio a seguito del sequestro della magistratura di Taranto, e dopo che un anno e mezzo fa il commissariamento aveva di fatto escluso la famiglia Riva dalla gestione dell’azienda, adesso si va oltre. L’Ilva entrerà in amministrazione straordinaria con la legge Marzano opportunamente modificata (la normativa è stata estesa alle grandi imprese con almeno uno stabilimento di interesse strategico) e lo farà a gennaio 2015. La guida passerà a tre commissari (di cui probabilmente uno per l’ambiente) secondo il modello già usato per Alitalia: da una parte la bad company, in cui confluirà tutto il passivo compreso il contenzioso ambientale, e dall’altra la new company con la missione di far ripartire la produzione. Quanto all’attuale gestione commissariale guidata da Piero Gnudi continuerà fino a oltre la metà di gennaio, anche per permettere i pagamenti degli stipendi di dicembre. E non è detto che Gnudi non continuerà ad avere un ruoolo in campo, così come Corrado Carrubba, finora sub-commissario. Una volta terminato il rilancio l’azienda sarà rimessa sul mercato.
I ritocchi ancora in corso del decreto riguarderanno l’armonizzazione di alcune norme a garanzia dell’operato dei commissari. Per il resto, secondo quanto già anticipato dal premier non ci sarà alcuna modifica sulle prescrizioni ambientali previste dall’Aia. Ma, oltre all’Ilva, a Taranto c’è attesa per quanto previsto dal provvedimento per il porto, l’ospedale e la città. Renzi parla di una manovra complessiva di 2 miliardi: 1,2 miliardi per l’ambientalizzazione (la somma sequestrata ai Riva) e 800 milioni divisi tra porto, riqualificazione urbanistica, bonifica delle aree esterne all’Ilva, valorizzazione del Museo archeologico nazionale e sanità. «Soldi pronti che adesso devono essere spesi», compresi i 30 milioni che dal 2015 saranno trasferiti alla Regione Puglia perchè istituisca un centro per la diagnosi a la cura dei tumori infantili. E a proposito di possibili contestazioni della Ue circa l’intervento pubblico aveva tagliato corto: «Tra gli astrusi regolamenti comunitari e la salvaguardia dei bambini di Taranto, io sto con i bambini di Taranto», aveva detto il premier.
Rimane tuttavia più di una zona d’ombra sul provvedimento. Almeno finchè non sarà pubblicato il testo. «Speriamo che nel decreto non ci siano sorprese per i fornitori dell’indotto», ha sottolineato il presidente di Confindustria Taranto, Enzo Cesareo. Cosa ne pensa Federacciai? Il presidente Antonio Gozzi, interpellato dal Messaggero, ha preferito rinviare ogni commento. La sua posizione, tuttavia, era già nota prima che arrivasse il decreto. Ben venga un intervento pubblico, purchè sia «temporaneo e limitato, sul modello Chrysler». Ma una Marzano bis ha sempre sollevato forti perplessità sul presidente di Federacciai, preoccupato da tempo per «la tutela dei fornitori, della proprietà e delle banche».

Il Messaggero