Russia e Europa lungo negoziato ma c’è l’intesa sul cessate il fuoco

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Verso una faticosa intesa. A Minsk si è trattato ad oltranza fino a tarda notte. Come risultato i presidenti russo Vladimir Putin, quello ucraino Petro Poroshenko, il francese Francois Hollande e la cancelliera tedesca Angela Merkel (riuniti nel “Gruppo di Normandia”) hanno concordato una dichiarazione finale in cui gli uni e gli altri si impegnano per il successo dei cosiddetti “accordi di Minsk” in una versione corretta ed aggiornata rispetto a quella fallita del settembre scorso. L’ultima chance per evitare ostilità fuori controllo e di larga scala, come le aveva definite il capo dell’Eliseo, potrebbe essere stata colta. Le prossime 72 ore saranno decisive.
I PUNTI

Da anticipazioni fornite alla stampa, il nuovo accordo di pace per il Donbass e la regione di Lugansk contiene vari punti con l’obbligatoria tempistica da seguire. Ecco i più importanti al momento. Primo: cessate il fuoco dalle 10 ora locale (le 9 del mattino in Italia) di oggi. Secondo: immediato ritiro delle artiglierie pesanti (per gli ucraini dalle posizioni odierne; per i separatisti da quelle del 19 settembre). I lancia missili devono essere portati da questa linea a 70 chilometri di distanza, i sistemi missilistici a 140, il resto dell’artiglieria a 50. Terzo: entro il 20 febbraio approvazione della legge da parte del Parlamento ucraino con l’elenco dei distretti a cui si assegna uno “status speciale”. Quarto: entro il 23 febbraio fine per decreto dell’Operazione anti-terroristica governativa all’Est. Quinto: entro il 20 marzo approvazione legge sulle elezioni municipali nei distretti speciali. Nei vari documenti allegati sono presenti punti – non si comprende ancora se anch’essi elaborati e concordati del tutto dai contendenti – sulla “decentralizzazione” dell’Ucraina, sullo status degli osservatori internazionali, sullo scambio dei prigionieri, sulla ricostruzione socio-economica delle regioni vittime della guerra.
La fitta rete di consultazioni a porte chiuse era incominciata a prima mattina a Minsk dopo una precedente nottata di lavoro. Qui il Gruppo di contatto (Russia, Ucraina, separatisti e Osce) si era riunito per definire le parti mancanti della bozza d’accordo da presentare ai leader. Nelle stesse ore Mosca, Parigi e Berlino avevano ipotizzato che il vertice bielorusso potesse saltare all’ultimo momento. Il tira e molla è andato avanti per lunghe tesissime ore fino a che è stato dato da tutte le cancellerie il tanto atteso via libera quasi in contemporanea.
I CONFRONTI

A Minsk è giunto nel tardissimo pomeriggio prima l’ucraino Poroshenko, poi il francese Hollande, che ha atteso all’aeroporto la tedesca Merkel. Il duo europeo ha raggiunto il centro della capitale bielorussa su un’unica automobile, forse per la necessità di definire gli ultimi accorgimenti. L’ultimo ad arrivare al palazzo dell’Indipendenza è stato il russo Putin, che ha subito stretto la mano a Poroshenko prima di immergersi con lui in «una conversazione piena di emozioni», stando a quanto raccontato da fonti anonime.
Sono quindi iniziati i lavori dei leader a quattr’occhi in una sala, dove i due presidenti ex sovietici erano seduti di fronte con in mezzo gli europei. Parallelamente il Gruppo di contatto teneva un’ulteriore riunione in un palazzo attiguo per smussare altre divergenze. Nella seconda lunghissima sessione di lavori i capi di Stato sono stati affiancati dai rispettivi ministri degli Esteri e da un ristretto numero di membri delle delegazioni. Un raggiante Aleksandr Lukashenko, “persona non grata” in Ue e considerato dagli americani come «l’ultimo dittatore» del Vecchio Continente, ha fatto gli onori di casa. È certamente lui l’indiscusso vincitore di questa giornata che ha fatto tremare i polsi al mondo intero.

Il Messaggero