Rugby – Lo Cicero alza la voce: cambiate o il movimento affonda

rugby_lo_cicero_getty

“Il movimento del rugby italiano deve ripartire dagli italiani. Basta oriundi o Azzurri ‘di formazione’, si punti sui giocatori del centro, del sud, della Sicilia e della Sardegna. Da campi spelacchiati o polverosi, ma dove la passione è fortissima. Un rugby più ‘terrone’, insomma, professionale ma genuino”. Questo l’appello di Andrea Lo Cicero, 103 gettoni per la Nazionale italiana di rugby.

“Servono meno procuratori e meno formazione, in cui i talenti che hanno contribuito all’ingresso dell’Italia nel Sei Nazioni possano condividere la loro conoscenza. I talenti nati sul suolo italiano – insiste il Barone -. Bisogna credere anche nel sud. Non capisco perché tutto debba essere gestito dal Veneto, da Parma o da Calvisano. Ci sono realtà straordinarie anche da Roma in giù, ma si deve investire di più nei club, dare professionalità, formare allenatori ancora prima che rugbisti. Dovremmo far crescere i giovani grazie alla competenza dei vari Bortolami, Cuttitta, Arancio, Properzi, Moscardi, Lo Cicero. All’estero fanno così, io ho dato la mia disponibilità, ma nessuno mi ha cercato”.

E l’Italia continua a collezionare ‘cucchiai di legno’. “Mi criticano per le mie esternazioni, ma poi mi danno ragione. Come quando me l’ero presa per certi atteggiamenti presuntuosi, per Parisse capitano o quando ho detto che cercare all’estero giocatori per la Nazionale è una vergogna. Ora sono tutti bravi a criticare e a gettare la croce addosso ad Ascione. Ma negli ultimi anni troppe persone hanno pensato a riempire le proprie tasche, mettendo in secondo piano il nostro movimento che ora è in caduta libera”, l’amara conclusione dell’ex pilone catanese.