Rotterdam, la grande paura. Tra attesa e ansia da vendetta

Il vento agita le bandiere biancoverdi di Rotterdam, l’Oude Haven — il porto vecchio — è pieno di barche che non fanno più il loro mestiere. Le case cubiche sono lassù, simbolo di una città con la paura dell’attesa e l’attesa della paura per una partita che non sa di calcio, non sa di sport, non sa di niente. Il tassista, Samuel, ha sangue mezzo greco e mezzo olandese, ma parla con l’animo di un italiano: “Incredibile quello che è successo a Roma, una vergogna. Ma le garantisco: gli olandesi non sono così”. Per carità. Alle spalle del porto vecchio c’è il consolato italiano: l’avvocato Fabrizia Facchetti parlerebbe anche, ma “su disposizione dell’Ambasciata è meglio star zitti, qualsiasi cosa dica potrebbe essere male interpretata”.

LA FAN ZONE — Al porto, invece, hanno voglia di chiacchierare. Perché mettetevi nei panni dei gestori di pub, ristoranti, bistrò, tutto quello che ha fatto diventare questo angolo di Rotterdam un gioiellino a cielo aperto. C’è una telecamera di una tv a riprendere tutta l’area che domani — così ha deciso la polizia locale — sarà adibita a fan zone per i tifosi della Roma. L’attesa della paura è negli occhi, falsamente sorridenti, di Richard Dammers, proprietario del Dutch Maritime Pub. È l’uomo che ha fatto scoppiare il caos due giorni fa, quando aveva annunciato di voler tenere chiuso il suo locale. Per questo, mentre il vento dà una piccola tregua alla mattinata, la polizia entra nel suo locale: “Mi hanno rassicurato — racconta Dammers —. Mi hanno garantito tre buttafuori alla porta, aggiungendo che 200 poliziotti saranno qui per tutta la giornata di giovedì, anche dopo la partita, per vigilare e proteggerci”.

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