Riforme, il governo corre: in aula domani

Senato

ROMA «Noi le riforme le facciamo, è giusto farle perché l’Italia torni ad essere leader. Piaccia o no a chi vuole frenarci, il risultato a casa lo portiamo». A dirlo, parlando al ”Digital Venice“, è Matteo Renzi che sente il vento soffiare nelle vele delle riforme, come gli suggerisce lo stato della discussione a palazzo Madama sul nuovo Senato e Titolo V della Costituzione. Il testo del ddl approda domani in Aula con un giorno di ritardo sul previsto, in seguito anche al lieve malore che ha colpito il correlatore Roberto Calderoli costringendolo a non partecipare ai lavori di ieri della commissione Affari costituzionali. L’altro relatore, la senatrice Anna Finocchiaro, che oggi chiederà appunto qualche ora in più di discussione sulla legge di riforma nella commissione da lei stessa presieduta, prevede che martedì possano iniziare le votazioni in Aula. La spinta di cui sembra godere il programma riformista e il ridursi della minaccia costituita dalla fronda interna a Pd e FI capitanata dal duo Minzolini-Mineo, fa ancora dire a Renzi: «L’Italia la cambiamo davvero, perché vogliamo troppo bene a questo Paese per lasciarlo in mano a quelli che sanno dire solo no e passano il loro tempo a disfare i progetti altrui».
Anche la ministra per le Riforme, Maria Elena Boschi, confermando il timing parlamentare del ddl, afferma di «non essere preoccupata sui numeri in Aula a favore della riforma».
SENATORI NON PIU’ ELETTI
Intanto, in attesa che stamattina entrambi i relatori presentino i loro emendamenti su alcuni dei punti nodali dell’intera riforma e cioè la non elettività diretta dei futuri senatori e le modalità di elezione del capo dello Stato, che sono al centro dell’accordo tra maggioranza e Forza Italia, la commissione Affari costituzionali, sotto la presidenza della Finocchiaro, ha approvato una serie di importanti emendamenti che costituiscono il cuore del nuovo assetto del Titolo V della Costituzione e del federalismo. La modifica degli articoli dal 116 al 119 della Carta riconduce alle Regioni, rispetto al testo licenziato dal governo, la competenza legislativa su alcune funzioni, limitatamente agli aspetti di interesse regionale delle materie trattate. Confermata, d’altra parte l’eliminazione delle materie di competenza concorrente. In introdotto poi in Costituzione, con una modifica all’articolo 119, il criterio dei costi e dei fabbisogni standard, sostenuto in particolare dal Nuovo centrodestra e dalla Lega, mentre un emendamento all’articolo 117 istituisce la clausola di «salvaguardia dell’interesse nazionale».
Sollecitato su twitter da un follower sul problema dei decreti attuativi che spesso rallentano l’entrata in vigore delle leggi, Renzi ha risposto sottolineando che «si tratta di una questione molto seria. Così non va bene. Ne parliamo giovedì in Consiglio dei ministri».

IL MESSAGGERO