Renzi sulle riforme «L’accordo regge Berlusconi resterà» E attacca i ribelli Pd

MATTEO RENZI 7

ROMA «Penso che il patto reggerà. Spero che Berlusconi e FI restino nell’accordo e votino il superamento del Senato». Dopo una giornata di ordinarie tensioni, soprattutto all’interno del Pd, sulle riforme costituzionali e in particolare sul futuro della Camera alta, Matteo Renzi, ad ”Otto e mezzo“, si dice fiducioso sull’inarrestabilità del processo riformatore e più che mai deciso a non mollare: «Dobbiamo andare avanti come un rullo compressore». Di questo dice di aver parlato nell’incontro di ieri con gli ambasciatori di Berlusconi, Verdini e Letta, e quanto a un ventilato nuovo faccia a faccia con il leader di FI, il premier, senza complessi, afferma: «Non avrei alcun problema, ma non è previsto», aggiungendo che Berlusconi «ha fatto una scelta molto importante, quella di stare al tavolo delle riforme nonostante pensi tutto il male possibile del centrosinistra». Decisamente meno conciliante il premier appare con i 22 senatori del suo partito che hanno presentato un ddl di riforma di palazzo Madama alternativo a quello del governo: «Un progetto interessantissimo – dice con un velo di ironia – ma che non ha nessuna chance di passare né alla Camera né al Senato, perché non ci sono i numeri». Quanto alle critiche dei ”professori“ al suo progetto di riforma, Renzi ne prende di petto uno per tutti: «La cancellazione del Senato è uno scandalo autoritario? Lo dicono quelli che come Stefano Rodotà 30 anni fa proponevano la sua abolizione. Rodotà – osserva il premier – può anche aver cambiato idea e io non ho la verità in tasca, ma basta gridare all’autoritarismo degli altri e che, se lo dice lui, le mie idee sono incostituzionali».
Ieri la linea renziana sulle riforme era già stata ribadita dal ministro Maria Elena Boschi in audizione al Senato. Qualche apertura da parte della titolare delle Riforme è venuta solo per possibili variazioni al numero e alla ripartizione territoriale dei futuri senatori, mentre sulla loro elezione diretta la chiusura del governo resta totale. «La disponibilità del governo al confronto parlamentare – ha detto la Boschi – è massima. Ma non c’è alcuno spazio per tornare indietro sulla non eleggibilità diretta del Senato e chi continua a proporla va contro l’esecutivo e le indicazioni del partito». Il ministro, partecipando a ”Unomattina“, ha anche attaccato i «professoroni» contrari alle riforme del governo che, «quando hanno capito che facciamo sul serio hanno cercato di bloccarci».
Insomma, tutto il contrario di quanto richiesto nel ddl dei 22 senatori dem a prima firma Vannino Chiti, a cui se ne sono aggiunti altri tre di diversa provenienza, nel quale si prevede un Senato composto da 106 membri eletti direttamente dal popolo e si boccia l’idea dei 21 senatori nominati dal presidente della Repubblica. Contrari alla presenza a palazzo Madama di una pattuglia di senatori ”quirinalizi“ e a favore di una «legittimazione popolare» della nuova assemblea si dichiarano poi i forzisti Renato Brunetta e Donato Bruno. Il capogruppo di FI alla Camera osserva seccamente che «la riforma del Senato predisposta dal ragazzo Renzi, è stata scritta con i piedi». Fiduciosa che non sia questi gli ostacoli che possano pregiudicare il cammino della riforma, e che con FI «si troverà una sintesi» la ministra Boschi, conferma gli obiettivi del cronoprogramma renziano che porteranno al voto sul Senato e sull’Italicum entro il 25 maggio.

IL MESSAGGERO