Renzi: Stop a fondi a chi non accoglie. Ungheria: Ricatto politico

Il sindaco di Firenze, Matteo Renzi, durante la presentazione del libro di Aldo Cazzullo 'Basta Piangere!' al teatro Argentina, Roma, 26 novembre 2013. 
ANSA/CLAUDIO PERI

“Passi avanti timidi sull’immigrazione, qualche passo indietro sull’accordo inglese”. Così, alle due e mezza del mattino, il premier Matteo Renzi riassume la prima giornata di vertice europeo. La cena di lavoro dedicata alla crisi migratoria è durata sei ore. La discussione è stata piuttosto accesa. Al banco degli imputati l’Austria, con il suo annuncio di voler introdurre controlli alle frontiere e quote agli ingressi. Ma tiene banco anche l’attacco a chi vuole fondi senza poi accogliere. E’ lo stesso Renzi a lanciarlo, raccogliendo in mattinata la replica unghese.

L’AFFONDO DI RENZI Se Renzi infatti si è mostrato comprensivo verso l’Austria  sottolineando che che Vienna si trova in “una posizione che è comprensibilmente molto difficile” perché “l’Austria oggi ha più richiedenti asilo dell’Italia in termini assoluti, ed è un Paese decisamente più piccolo e meno popoloso”, molto meno lo è nei confronti dei Paesi dell’Est Europa, riottosi ad accettare i ricollocamenti. “Cari amici – avrebbe detto nel corso della cena – basta con le prese in giro. Da un anno vi diciamo che questo problema riguarda tutti. Mettiamola così: la solidarietà non può essere solo nel prendere”. E avrebbe lanciato una minaccia: “Inizia adesso la fase della programmazione dei fondi 2020. O siete solidali nel dare e nel prendere. Oppure smettiamo di essere solidali noi Paesi contributori. E poi vediamo”. Una sferzata sulla quale avrebbe raccolto il consenso di Francia e Germania.

LA REPLICA UNGHERESE La minaccia dell’Italia di tagliare i fondi Ue agli Stati membri dell’est è un “ricatto politico”. È quanto ha detto il portavoce del governo dell’Ungheria, Zoltan Kovacs, secondo quanto riferisce l’agenzia di stampa ungherese Mti. Il portavoce dell’esecutivo ungherese ha ribadito la posizione che Budapest ha da tempo, cioè che a suo parere in Europa non c’è spazio per le quote di ricollocamenti per costringere gli Stati membri a farsi carico di un certo numero di rifugiati.

LaPresse