Renzi: riforme a un passo E sul presidenzialismo risponde no a Berlusconi

BERLUSCONI

ROMA La Camera non gli è mancata ma varcare per la prima volta il portone di Montecitorio da «decaduto» qualche emozione di sicuro l’ha provata.
È tornato, il Cavaliere. Anzi, non se n’è mai andato: l’impegno settimanale al centro anziani di Cesano Boscone non lo ha distolto dalla politica attiva. E’ tornato per dire che il patto del Nazareno è ancora valido, che manterrà la parola data. Che le riforme andranno avanti, e incontrerà Renzi solo se «la signora Boschi» e il capogruppo in Senato Paolo Romani – che oggi si vedranno – non troveranno un accordo. E tornato per lanciare il tema del presidenzialismo. Sul quale Renzi lo ha stoppato già ieri sera. Cioè subito: «Aprire la questione è inopportuno e intempestivo, completiamo il percorso su cui c’è l’accordo». E aggiunge: «Sulle riforme siamo pronti a chiudere». Chi si aspettava un Cavaliere mogio, tendente al depresso e rancoroso si sbagliava. «Come sta presidente, è stanco?», gli è stato chiesto prima che iniziasse la conferenza stampa. Risposta: «E voi? Come state? Vi vedo stanchi…». Insomma, persino un po’ spavaldo il Cavaliere nella versione post Europee. I residui polemici li ha riversati solo sul Colle, quando ha accennato al presidente Napolitano che «è andato al di là delle sue funzioni in maniera patologica».
LA STRATEGIA
Ieri il tema doveva essere la proposta di Forza Italia sul presidenzialismo. Il nuovo cavallo di battaglia, un obiettivo perseguito battendo tre piste parallele: emendamenti in Commissione Affari costituzionali al Senato; proposta di legge costituzionale; referendum. Tolto il presidenzialismo, rimane perciò la strada imboccata prima del flop elettorale. Con una premessa: «Se fossimo stati la sinistra avremmo detto di no a queste riforme, ma noi siamo coerenti e responsabili, e quindi, pur sapendo prima che qualcuno avrebbe criticato la nostra posizione dicendo che ”non siamo né carne né pesce“».
SIPARIETTO CON RAZZI
Prima che Silvio Berlusconi e Paolo Romani dessero inizio all’incontro con la stampa c’era stato spazio anche per un siparietto: il Cavaliere che incontra Razzi e sorridendo gli sussurra «fatti i c… tuoi», in pieno stile Crozza. Risata generale. Domani ci sarà meno da ridere. Ripartirà il processo Ruby; giovedì prossimo il presidente verrà chiamato a deporre a Napoli come teste al processo che vede imputato l’ex direttore dell’Avanti Valter Lavitola. Ma il Cavaliere se pure è preoccupato non lo dà a vedere. L’immagine che gli preme diffondere è quella del «padre della patria», lo statista detronizzato e ferito, sottoposto ad una «damnatio memoriae» tanto da lanciare un appello ai colleghi di FI:«Difendete i risultati dei nostri governi». Le aperture dei 5Stelle non lo riguardano giacché «con Grillo non su va da nessuna parte». «Ma non si può ridurre il Senato a un dopolavoro turistico di sindaci in gita a Roma». Avvertimento a Renzi e al ministro Boschi che qualcosa dovranno concedere. Fermo restando che comunque vada «l’accordo si farà».

IL MESSAGGERO