Renzi incassa la sponda del Colle «Nessuno stop, voglio un testo»

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ROMA I gufi, la palude, i rilanci, il verso che cambia, le fughe in avanti, gli ultimatum. Tutto adeguato alla stagione della rottamazione, ma perché davvero sia la volta buona anche sulle riforme istituzionali occorre tirar fuori un testo equilibrato. Anche perché la materia è complessa e non consente manovre correttive di sorta che permettano – come ha dimostrato la frettolosa modifica del Titolo V del 2001 – di aggiustare facilmente competenze e ruoli. La salita al Colle prevista per oggi di Matteo Renzi, annunciata ieri a margine della cerimonia del 25 aprile, conferma l’attenzione con la quale Giorgio Napolitano segue il processo riformatore e il contrastato avvio a palazzo Madama del dibattito che sconta una situazione interna al Pd e alla maggioranza a dir poco confusa e che la campagna elettorale complica.
PENDOLO
La fretta di Matteo Renzi coincide con l’impazienza con la quale da tempo Giorgio Napolitano chiede ai partiti di rendere più efficiente il sistema istituzionale anche, ma non solo, rimettendo mano ad una legge elettorale, il Porcellum, che dopo anni di inascoltati moniti è stata impallinato dalla Corte Costituzionale. Il patto del Nazareno, l’Italicum approvato alla Camera e ora il testo di riforme che il presidente del Consiglio vuole far votare almeno in Commissione Affari Costituzionali prima delle elezioni del 25 maggio. Il tempo è poco, la pausa elettorale lo potrebbe ridurre ancora, ma Renzi non intende mollare malgrado le scoordinate retromarce di Silvio Berlusconi che ieri l’altro da un lato ha indossato i panni del rodato costituzionalista bocciando il testo, e dall’altro ha ribadito che il patto con Renzi non si tocca. Senza contare i maldipancia interni al Pd che Renzi pensa di rendere marginali. Una maionese che rischia di impazzire con i due relatori, Finocchiaro e Calderoli, che potrebbero partire con un testo aperto e via via emendabile. Un principio di fondo, per Renzi irrinunciabile, resta la non elettività dei senatori. Calderoli porterà la bandiera opposta e potrebbe tirarsi dietro i pentastellati. In attesa di sapere da quale parte oscillerà il pendolo di FI, palazzo Chigi non molla la presa e pretende un voto prima delle elezioni europee sia per certificare la solidità del patto con il Cavaliere, sia per rendere ufficiale che coloro che volevano aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno hanno cambiato idea e ora «vogliono conservare le scatoletta».
RUOLI
La sponda del Quirinale è in questo momento molto utile a Renzi non solo per superare le resistenze interne al Pd, ma anche per definire nella maniera più condivisa possibile, composizione, ruoli e competenze del futuro Senato. il calendario dell’ex sindaco di Firenze continua ad essere serrato e non ammette rinvii a dopo il voto. Lunedì incontrerà il capogruppo Zanda e la presidente della Commissione Anna Finocchiaro. Il giorno dopo i senatori del Pd e poi una giornata di studi sulle riforme al Nazareno e infine una direzione di partito. Il tutto per arrivare prima del 25 maggio ad un testo votato in Commissione e incardinato in aula. Un tour de force che Renzi ribadirà oggi al Capo dello Stato dichiarandosi al tempo stesso aperto a qualunque mediazione e suggerimento. Come quello offerto dal senatore lettiano Francesco Russo sulla possibilità di scegliere i senatori contestualmente al voto delle regionali. 

IL MESSAGGERO