Renzi all’Europa: «Bisogna cambiare anche Merkel lo sa Resto fino al 2018»

++ Renzi,fondamentale prima lettura riforme entro europee ++

Un «risultato straordinario». Sì, l’aplomb. Sì, il tentativo di tenere un profilo istituzionale. Sì, la ricerca di un comportamento non sopra le righe. Ma come negare l’evidenza di una vittoria che è sotto gli occhi di tutti e che «noi del Pd ricorderemo a lungo»? Matteo Renzi non nasconde la soddisfazione. E convoca i giornalisti nella sala stampa di Palazzo Chigi, per dire loro che, nel derby tra «la paura» instillata dal populismo grillino e la «speranza» su cui hanno insistito i democrat, «ha vinto la seconda». E ora? «Ora l’Italia c’è e dobbiamo abbassare i toni e alzare le ambizioni». Incalza il premier: «In Italia, viene a cadere ogni alibi per non fare le riforme. Da qui al 2018, tanto durerà la legislatura o comunque Renzi esclude il ricorso alle elezioni anticipate anche se gli converrebbero, sarà ancora «rottamazione» e saranno riforme. Mentre all’Europa «è arrivato il messaggio forte e chiaro che così non va bene e anche la Merkel lo sa. Dovremo aprire a politiche di crescita con un’operazione keynesiana in 5 anni: più di 150 miliardi di euro da spendere in opere pubbliche e politica industriale», annuncia in serata a “Porta a porta”..
INCLUSIVITA’ 

Matteo l’inclusivo: questo il format del giorno dopo. Ai berlusconiani e ai grillini, il vincitore chiede di collaborare alle riforme. Di sedersi al tavolo insieme a lui, perché avverte la «straordinaria responsabilità di agire subito tutti insieme per cambiare il Paese». Aperturista Matteo. E forse già di nuovo in campagna elettorale, anche se esclude le elezioni anticipate, quando dice: «Il mio orizzonte è il 2018. Io ho il massimo rispetto per tutti quelli che non votano per noi. Non mi appartiene affatto quel senso di superiorità che la nostra parte politica ha spesso nutrito». Questo tipo di impostazione gli ha permesso di attirare sul Pd due milioni e mezzo di voti in più e continuando ad accarezzare i votanti grillini e berlusconiani si vede a occhio nudo che li sta tentando. E quasi mai Matteo usa la parola «io» in questa prima uscita post-trionfo. Anzi, ci tiene a sottolineare la pluralità del successo, anche per attirare a sé quella minoranza democrat che non ha più la forza di opporglisi. «Non considero questo risultato – avverte Renzi – la legittimazione personale. Ha vinto una squadra. Ma se le cose non andranno la colpa sarà solo mia. La responsabilità è forte, non potrò sbagliare un colpo». Segue il solito inno alla velocità: «Messaggio degli italiani ricevuto, ora accelero su tutto».

Il Messaggero