Regeni, fonti: “Il capo del sindacato ambulanti un informatore degli 007 egiziani”

Giulio-Regeni

È un’inchiesta giornalistica dell’agenzia Reuters ad aggiungere un nuovo tassello alla ricerca della verità sul caso Regeni. Un’informazione che, se verificata, potrebbe confermare una delle ipotesi investigative in campo. Secondo questa ipotesi, Regeni sarebbe finito in una trappola, venduto da informatori dei servizi segreti che, poi, lo hanno usato per faide interne agli stessi servizi di sicurezza, secondo una regia degna di un intrigo internazionale che mirerebbe a indebolire il vertice egiziano. E a incrinare i rapporti – fino a prima della vicenda buoni – tra Italia ed Egitto.

Secondo la Reuters, Mohamed Abdallah, il capo di quel sindacato ambulanti al centro della ricerca di Giulio Regeni al Cairo, “ha visitato di frequente uno dei quartier generali della sicurezza egiziana e sei mesi prima della morte dell’italiano ha anche incontrato un ufficiale”. Lo dicono due fonti della sicurezza egiziana, coperte da anonimato, come riporta la Reuters sul suo sito. “Non so se fosse proprio un collaboratore, ma era monitorato. Uno del genere ha un mutuo beneficio ad avere un rapporto con la sicurezza”, spiega una delle fonti.

Gli studi “segreti” di Cambridge. Regeni svolgeva uno studio didattico commissionatogli da Cambridge, ma la facoltà s’è rifiutata di rivelarne l’oggetto in quanto “segreto”. Non è dato sapere il motivo di tanta riservatezza, quel che è certo è che il ricercatore di Udine stava “studiando” per conto dell’ateneo inglese i sindacati indipendenti, organismi fortemente contrastati dal governo egiziano. E per questo Giulio dialogava con Mohamed Abdallah, il capo di quegli organismi, al quale aveva promesso di devolvere i 10mila euro che avrebbe ricevuto dalla Fondazione britannica Antipode come finanziamento per la sua ricerca.

Ma sarebbe stato il denaro offerto da Regeni a Abdallah a far precipitare la situazione in quanto in Egitto sarebbero vietati i finanziamenti esteri ai sindacati indipendenti. E attorno a questa problematica sarebbe nato un duro scontro con Abdallah, il quale prima aveva preteso lo stanziamento. Poi, il giorno dopo il ritrovamento del corpo di Giulio (il 3 febbraio), ha rilasciato una dichiarazione alla stampa denunciando – con una certa ambiguità – di aver avuto da Regeni “l’offerta di soldi in cambio di informazioni sui sindacati”, lasciando intendere che il ricercatore avesse altri fini rispetto a quelli della ricerca.

Tra i sospetti degli investigatori italiani c’è anche il fatto che Abdallah abbia venduto Regeni spacciandolo per ciò che non era, una spia. Se lo scoop della Reuters sarà confermato, si potrà fare un significativo passo in avanti verso la verità. Anche se gli interrrogativi senza risposta restano molti: perchè è stato torturato così brutalmente? Perchè è
stato fatto ritrovare il suo cadavere con modalità anomale, abbandonato seminudo sul ciglio dell’autostrada che collega Alessandria con il Cairo? E perchè tanti depistaggi e tanta omertà da parte delle autorità egiziane sulla sua morte?

La Repubblica