Rai, non decolla il dialogo fra Grillo e Pd

BEPPE GRILLO 4

E quattro. Se l’apertura di credito con annessa richiesta di trattare su Rai e reddito minimo fatta da Beppe Grillo al Pd dovesse marciare, per Matteo Renzi sarebbe il quarto forno che si apre. Dopo quello di maggioranza con Ncd; dopo il forno con Berlusconi più noto come patto del Nazareno; dopo il metodo Mattarella con Sel della partita, ecco il momento dei seguaci del comico. All’intervista aperturista di Grillo al Corriere, dove ad accenti autocritici («forse ho sbagliato») si mischiavano concreti inviti al dialogo in particolare sulla riforma della Rai, dal Pd sono arrivate aperture di credito da vari esponenti. Il primo a cogliere la palla al balzo è stato il capogruppo Roberto Speranza, che non è proprio un renziano, che è intervenuto senza consultarsi con il premier segretario: «Se le parole di Grillo non sono propaganda, il Pd deve essere pronto a confrontarsi nel merito delle questioni, senza pregiudizi».
GLI APERTURISTI

Aperturista anche Michele Anzaldi, esponente dem in commissione di Vigilanza Rai: «L’apertura di Grillo spiana la strada al dialogo fra Pd e M5S». C’è anche un punto di merito che si profila come convergenza, ed è la tesi riassunta nello slogan «fuori i partiti dalla Rai», obiettivo che accomuna già i due partiti. Si butta a pesce per essere della partita anche Sel, che con Nicki Vendola fa intravedere nuove maggioranze: «Su reddito minimo e Rai in Parlamento c’è una maggioranza possibile, facciamolo». Disco giallo tendente al verde anche da Maria Elena Boschi, la ministra renziana per le riforme: «Noi non siamo mai stati chiusi al dialogo con il M5S, il no è sempre arrivato da loro, per noi non cambia niente». Aperturista anche Pippo Civati, per una volta allineato con il Nazareno e palazzo Chigi. Come stanno le cose?
IL VERTICE

Di aprire a Grillo si è discusso concretamente nel Pd durante la Leopolda parlamentare di venerdì scorso al Nazareno, dove uno dei quattro tavoli era dedicato proprio alla Rai. Renzi poi, nei giorni scorsi ha chiesto un incontro segreto a Grillo sempre sul futuro di Saxa Rubra, ma il faccia a faccia non c’è stato. Oggi sarà la volta dei parlamentari del Pd in Vigilanza, che s’incontrano per fare il punto e studiare le prossime mosse. Troppe aperture? Troppa grazia? Forse per questo a un certo punto della giornata il comico è tornato a farsi sentire, ma per tirare il freno e gelare le aspettative: «Il Pd deve cambiare rotta e andare verso la democrazia». Al Nazareno non hanno gradito, e il vice segretario Lorenzo Guerini ha azionato lui questa volta il semaforo rosso: «La rotta del Pd è chiara, noi vogliamo cambiare l’Italia sostenendo il governo e la sua maggioranza, Grillo invece è tornato sul tetto». Con quel passaggio su «l’attuale maggioranza», Guerini stoppa sul nascere quanti vedono nel dialogo con il M5S la possibilità di cambiare equilibri o di spostare a sinistra l’asse del governo secondo l’armamentario classico della minoranza del Pd e della sinistra vendoliana.
Prove tecniche di dialogo e confronto tra Pd e M5S. I precedenti non sono incoraggianti (prima la trattativa abortita con Bersani; poi i due minuti di faccia a faccia subito interrotto tra Renzi e Grillo; quindi i tre incontri sulla legge elettorale), ma questa volta il premier vuole aprire il capitolo Rai sul serio, e se i cinquestelle ci stanno Renzi non disdegna. «Grillo è in difficoltà, la sua linea di no a tutto non paga, vuole dimostrare di essere utile a qualcosa», l’analisi di alcuni democrat.

Il Messaggero