Quirinale, la carta coperta del premier Nuovi criteri per restringere la rosa

Matteo Renzi

FIRENZE La sponda della Merkel e della comunità internazionale, che ieri al summit di Davos ha riconosciuto gli sforzi che sta facendo l’Italia sul piano delle riforme, è sufficientemente in grado di consolare Matteo Renzi dalle accuse di Fassina e della minoranza del Pd. L’incontro con la Cancelliera, tra l’approvazione dell’Italicum e il Quirinale, servirà oggi a Renzi per ribadire il percorso di stabilità e riforme atteso da Berlino così come da Bruxelles e Francoforte. L’elezione rapida del Capo dello Stato, evitando il disastro del 2013, è un altro segnale che il presidente del Consiglio intende dare alla comunità internazionale già positivamente sorpresa per il varo del Jobs act. Metà giornata con la Merkel e poi alle quattro di nuovo a Roma per mettere a punto gli incontri con le delegazioni degli altri partiti in vista della convocazione dei grandi elettori. Ieri pomeriggio Renzi ha fatto già un primo giro con i componenti la delegazione che dovrà incontrare da martedì gli altri partiti. A Zanda e Speranza – impegnati ieri nelle votazioni in aula – ha chiesto di lavorare ad un calendario che non metta in difficoltà l’approvazione dell’Italicum al Senato e delle riforme costituzionali alla Camera. Prima di incontrare gli altri partiti, lunedì sera il premier riunirà deputati e senatori ma il fine settimana sarà dedicato a cercare di recuperare un dialogo con la sinistra del partito.
ARIA PESANTE
Il clima nel Pd resta infatti pessimo. Ieri Renzi si è morso la lingua per non replicare all’accusa di Fassina, ma con i suoi non ce l’ha fatta: «È tutta invidia, perché loro hanno trattato per anni con Berlusconi più o meno sotto banco, tra patti delle crostate e telefonate di Migliavacca a Verdini, e sono rimasti fregati. Io ho fatto tutto alla luce del sole e mi attaccano, a prescindere».
Malgrado la tensione, Renzi resta ottimista e convinto di riuscire a tirare fuori il nome del presidente alla quarta votazione. Resta il problema di come affrontare le prime tre votazioni e arrivare a quella che prevede la maggioranza assoluta. Forza Italia ha già pronto il nome di bandiera. Non fidandosi della scheda bianca, Silvio Berlusconi farà convergere i suoi voti sull’ex ministro Antonio Martino. Renzi potrebbe fare altrettanto con altro candidato di bandiera per evitare che la scheda bianca permetta di convogliare voti su un nome proposto dall’ampio schieramento che si oppone al Patto del Nazareno.Tra sinistra Pd e dissenzienti azzurri è in corso da giorni un fitto rapporto. Nei democrat frondisti cresce la spinta sul nome di Giuliano Amato in modo da spingere anche Forza Italia a votare per quello che Berlusconi ha indicato sin dal primo giorno come suo candidato nella rosa per la corsa al Colle. In questo modo, ragionano, Renzi sarebbe costretto a convergere su un candidato forte già nei primi tre scrutini e pronto per essere eletto alla quarta votazione.
LA BATTAGLIA
Lo schema della sinistra del Pd ripete un po’ la battaglia fatta, e poi persa, per le preferenze, argomento sempre contestato dalla sinistra ma buono per mettere in crisi il Patto del Nazareno. Stavolta ad ingoiare il rospo dovrebbe essere lo stesso Renzi che, sondaggi alla mano, vorrebbe evitare di eleggere un ex premier che non gode di popolarità. Per evitare la trappola Renzi è pronto a condividere con il partito la regola dell’ “ex no grazie” che riguarderebbe gli ex premier e gli ex segretari democrat. Principio che verrebbe contemperato dal ”no” ai tecnici di area democrat. In un colpo solo, e senza entrare nel merito, verrebbero fatte fuori le candidature di Prodi, Amato, Fassino e Bersani.
Restano tra i papabili circolati in questi giorni, i nomi di Casini e Mattarella: in calo la Finocchiaro appena impallinata dalla sinistra pd. Ma il problema principale del premier resta quello del metodo che dovrebbe essere condiviso dal suo partito per evitare che si ripeta il Vietnam del 2013. Da registrare infine che ieri Walter Veltroni è stato visto entrare a Palazzo Giustiniani, dove si trovano gli uffici dei senatori a vita fra i quali Napolitano e del presidente del Senato, Grasso, che in questi giorni svolge le funzioni di supplente del Capo dello Stato.

 IL MESSAGGERO