Prima gaffe del «soldato» Balotelli

Balotelli

Balo bluff. Si gonfia la bolla mediatica intorno a Mario Balotelli il cui unico merito è quello di riuscire sempre a far parlare di sé: bene o male, purché se ne parli. È necessario scomodare Oscar Wilde per fotografare appieno il personaggio; il gossip finora è stato la parte prevalente della sua carriera, arricchita da sprazzi di calcio e qualche immancabile follia: la casa incendiata con i fuochi d’artificio, l’irruzione senza autorizzazione nel carcere femminile di Brescia, la visita a Scampia con personaggi poco raccomandabili. Poi macchine distrutte, multe stellari, atteggiamenti ineducati che lo hanno messo sempre al centro dell’attenzione suo malgrado.

Gli episodi discutibili accaduti fuori dal campo sono stati tanti, altrettante le bravate all’interno del terreno di gioco come quando gettò a terra la maglia dell’Inter al termine della sfida contro il Barcellona, oppure fece a pugni col suo tecnico Mancini durante un allenamento del Manchester City. La madre di tutte la balotellate senza dubbio fu il tradimento urbi et orbi davanti alla telecamere di Striscia la Notizia: il centravanti dell’Inter senza esitazioni si infilò la maglia del Milan facendo infuriare l’intero popolo nerazzurro.

«Why always me?». La maglia mostrata dopo un gol segnato in un derby contro lo United forse – nel tempo – ha trovato risposta. O forse no. La sindrome d’accerchiamento lo ammanta, lui si difende con un cocktail fatto di menefreghismo e strafottenza. Lo scorso anno la sua esperienza nel Mondiale brasiliano fu il paradigma dell’anti-calciatore: promesse di matrimonio, litigate coniugali, isolamento da luna di miele, guerra col resto del gruppo. Sostituito alla fine del primo tempo di Italia-Uruguay, pensò bene di andarsene sul pullman come a volersi tirar fuori da una sconfitta che non gli apparteneva. Venne criticato da tutti i suoi compagni, lui criticò loro: «Gli africani non scaricherebbero mai un loro fratello». E allora addio Fratelli d’Italia, addio Nazionale. Porte chiuse a Coverciano: Balotelli non è gestibile.

Adriano Galliani tenterà l’impresa, con la presunzione di chi è convinto di riuscire dove gli altri hanno ripetutamente fallito: l’amministratore delegato del Milan avrebbe imposto all’interno del nuovo contratto del calciatore una clausola comportamentale. Rigore militare. Lui lo calcerà infilandosi la mimetica. Fra le norme inserite dalla società rossonera e mutuate dal codice di comportamento dell’Aeronautica militare, ci sarebbe il divieto di fumare, il divieto di rivelare sui social informazioni legate all’attività del club e alcune disposizioni sul look. Inoltre niente scherzi negli spogliatoi, né atteggiamenti bizzarri dentro e fuori dal campo. Del resto, anche il presidente Berlusconi una sua idea del tutto personale se l’era fatta: «Mi duole di doverlo dire, ma nel Milan, e in ogni squadra di calcio, è molto importante l’aspetto umano. Se lei mette una mela marcia dentro lo spogliatoio può infettare anche tutti gli altri». Per tenerlo a freno servono codici militari e regole ferree.

Primo giorno di scuola e prima nota sul registro; ieri l’attaccante sul proprio profilo Twitter si è congedato da Anfield: «Sono grato al Liverpool e ai suoi tifosi per le opportunità e il sostegno che mi è stato concesso. Questo non è un arrivederci, piuttosto è un addio». Balotelli chiude definitivamente il capitolo, ma il giocatore è tornato al Milan solo in prestito. A meno che, non ci sia già un accordo tra le due società: dopo il tweet dell’attaccante il dubbio che il Milan possa aver acquistato il giocatore diventa legittimo. Scetticismo, fino al primo gol. Poi i soliti peana, le consuete critiche, le solite balotellate.

IL TEMPO