Per i piccoli reati niente più processo

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Il pensionato che non ce la fa ad arrivare a fine mese e, con un malcelato imbarazzo, fa scivolare nella tasca del cappotto un pezzo di parmigiano preso dallo scaffale di un supermercato. Oppure l’impiegato comunale che usa il telefono di servizio per un paio di chiamate di carattere personale. Furto nel primo caso, peculato nel secondo. Da oggi casi del genere non saranno più punibili. Perché il Consiglio dei ministri ha varato in via definitiva il decreto legislativo sulla cosiddetta «tenuità del fatto». Che consentirà al pm di non procedere per reati minori, con pena non superiore nel massimo a 5 anni. A condizione però che – ed è questo il principale argine a chi già immagina di farla franca – l’offesa sia tenue, per l’esiguità del danno o del pericolo, e il comportamento dell’autore sia non abituale. Con un ulteriore limite: sono esclusi una serie di reati quali, ad esempio, l’omicidio colposo, le lesioni colpose gravi, lo stalking, i maltrattamenti in famiglia, i maltrattamenti su animali. E la persona offesa? Chi ha subito il danno (il proprietario di una bici rubata o di un negozio in cui si è consumato il furto) potrà sempre far valere le sue ragioni in sede civile.
IL COMPROMESSO
Il via libera in Consiglio dei ministri al testo, che ha recepito una serie di osservazioni delle Commissioni giustizia di Camera e Senato, consentirà al governo di presentare l’atteso emendamento sul falso in bilancio che si “aggancia” alla non punibilità per fatti di tenue entità commessi da micro imprese non fallibili. Ma il varo al decreto è anche il frutto di un compromesso politico con l’Ncd che ha ottenuto, come contropartita, l’aumento delle pene per il furto in abitazione e la rapina. Annunciate con entusiasmo dal ministro dell’Interno Angelino Alfano con un tweet («Le pene per i furti in appartamento raddoppiano. Deciso in #Cdm. Ora la legge su città sicure»). In realtà gli aumenti di pene messi a punto dal ministro della Giustizia Andrea Orlando saranno presentati sotto forma di emendamento al ddl di riforma al processo penale alla Camera e saranno più contenuti: per il furto in abitazione e lo scippo la pena passa da 1-6 a 3-6 anni, mentre in caso di aggravanti la pena aumenta da 3 a 4 anni nel minimo e resta a 10 nel massimo; per la rapina la pena minima aumenta da 3 a 4 anni e resta ferma a 10 nel massimo.
IL NODO PRESCRIZIONE
La giustizia continua a essere il terreno del confronto critico tra Ncd e Pd. La Commissione giustizia della Camera ha licenziato il testo base del ddl prescrizione con il parere contrario dei centristi di Ncd-Udc che considerano eccessivamente lunghi i tempi di decorrenza per la “morte” del reato. Per la corruzione, in particolare, si arriverebbe a una prescrizione calcolata in 18 anni o, addirittura, in oltre 21 (se passeranno anche gli aumenti di pena previsti dal ddl anticorruzione ora al Senato). Se ne riparlerà il 16, quando avrà inizio la discussione in aula. Nel frattempo i penalisti hanno indetto per protesta lo stato di agitazione. Il viceministro alla Giustizia Enrico Costa (Ncd), da sempre attento alle loro istanze, si dice fiducioso: «Troveremo la sintesi per un voto compatto della maggioranza».

Il Messaggero