Pensione anticipata per soli 1.200 statali con la riforma Pa

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Matteo Renzi e il ministro della Funzione pubblica, Marianna Madia, avevano parlato di 10-15 mila posti che si sarebbero liberati in un triennio permettendo di assumere giovani. I sindacati si erano mostrati decisamente più prudenti, avvertendo che, al massimo, la norma ipotizzata dal governo avrebbe consentito di mandare in pensione anticipata al massimo 4-5 mila persone. I tecnici che hanno scritto la relazione che accompagna il provvedimento di riforma della Pubblica amministrazione appena pubblicato in Gazzetta Ufficiale, hanno messo nero su bianco una cifra pari a un decimo di quella ipotizzata dal governo. Insomma, abolendo il trattenimento in servizio, quella regola che permette agli statali di rimanere al lavoro per altri due anni una volta raggiunti i requisiti per la pensione, potrebbe liberare davvero pochi posti per assumere giovani. «Sulla base dei dati desunti dal conto annuale», si legge nel testo, «risultano in corso trattenimenti in servizio per circa 1.200 soggetti, di cui circa 660 relativi al comparto della magistratura». Dunque, secondo le stime della Ragioneria generale dello Stato, da qui ad ottobre, quando la norma inserita nel decreto obbliga gli statali che hanno i requisiti per la pensione a lasciare il lavoro, a rimanere a casa saranno meno di 600 persone. Per i 660 magistrati, infatti, lo stesso provvedimento prevede dei «tempi supplementari», la possibilità cioè, di mantenere l’incarico fino alla fine del 2015.
LE NORME SUI GARANTI
Le stime dei pensionamenti anticipati non sono l’unica novità emersa dopo la pubblicazione in Gazzetta del decreto. Tra le norme è rientrata anche la riforma della Consob, la Commissione di vigilanza sulla Borsa. Il collegio dell’Authority sarà riportato da tre a cinque componenti. Una misura questa, della quale si era discusso nel consiglio dei ministri del 13 giugno ma che inizialmente era stata accantonata. Le decisioni della Consob, spiega sempre la riforma della pubblica amministrazione, verranno prese a maggioranza, e per le delibere di organizzazione della struttura saranno necessari quorum rafforzati. Non è l’unica norma che va ad incidere sulle autorità indipendenti. I componenti dei collegi dei vari garanti non potranno essere indicati in un’altra authority se non saranno passati almeno due anni dalla cessazione del precedente incarico. Per i quattro anni successivi, poi, non potranno accettare ruoli o consulenze in società che sono state sottoposte al loro controllo. Per finire, il salario accessorio di tutti i dipendenti delle authority sarà ridotto del 20 per cento. Da questa norma, all’ultimo minuto, è stata tirata fuori la Banca d’Italia per rispettare la sua indipendenza. Ieri intanto, il commissario alla spending review, Carlo Cottarelli, che tra le altre cose dovrà farsi carico anche di reperire risorse per la riforma della Pa, è stato ascoltato in audizione in Parlamento. Ha annunciato per le prossime settimane un piano per la razionalizzazione delle partecipate di Stato ed enti pubblici e un progetto di risparmio energetico per l’illuminazione pubblica. 

Il Messaggero