Panama Papers, 11 mlioni di documenti svelano il paradiso fiscale dei potenti del mondo

Lionel Messi

Cos’è il dossier Panama Papers? La più grande fuga di notizie di sempre, 1.500 volte la dimensione dei file svelati da Wikileaks, raccontata dalla nuova inchiesta de L’Espresso. Ben 11 milioni di documenti, ottenuti da un informatore segreto dello studio legale Mossack Fonseca, con sede a Panama, che ha gestito e gestisce le fortune offshore dei grandi del mondo.

Nelle carte il pesantissimo nome del presidente russo Vladimir Putin, il pallone d’oro Leo Messi, l’attore e star di blockbuster Jackie Chan. La Gran Bretagna, scrive il Guardian, può schierare il suo premier David Cameron. La Francia ha il suo campione: Michel Platini, come rivela Le Monde. La Spagna cala i suoi assi: il regista Pedro Almodovar e Pilar di Borbone, sorella del re Juan Carlos.

Ed ecco gli italiani. Sono almeno 800. E tra questi Luca di Montezemolo, al vertice della delegazione tricolore in un elenco di clienti che nel portafogli di Mossack Fonseca allinea decine di migliaia di nomi, cittadini di 200 Paesi diversi, almeno 72 capi o ex capi di Stato e ancora politici, uomini di spettacolo, imprenditori, sportivi.

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La mission dello studio legale di Fonseca? Aiutare i suoi prestigiosi clienti a evadere le tasse, riciclando denaro e facendo confluire i soldi di capi di Stato e miliardari nei paradisi fiscali. L’informatore ha iniziato nel 2015 a far uscire il materiale, destinazione la Suddeutsche Zeitung che li ha quindi condivisi con i 107 giornali di oltre 70 paesi che fanno parte dell’International Consortium of Investigative Journalists (Icij) e di cui fa parte anche L’Espresso.

Svelate così le vie battute dalle fortune dei familiari del leader cinese Xi Jinping e dei prossimi del presidente dell’Azerbaigian Ilham Aliyev, del presidente ucraino Petro Poroshenko, del re saudita Salman bin Abdulaziz al Saud, del presidente argentino Mauricio Macri come del premier islandese Sigmundur David Gunnlaugsson e di quello pachistano Nawaz Sharif per sfuggire alla mannaia del fisco.

Provare a tracciarle, quelle vie, senza l’aiuto di un insider, è come infilarsi in un labirinto: oltre 200mila società, fondazioni, trust con sede in 21 paradisi fiscali sparsi per il mondo, dai Caraibi ai mini Stati del Pacifico, da Cipro fino al deserto del Nevada, negli Stati Uniti.

Il punto è proprio quel labirinto. Perché se la maggior parte dei servizi offerti dall’industria dell’offshore è perfettamente legale se usata nel rispetto delle leggi e dichiarata al fisco, dai documenti filtrati ell’esterno risulta che banche e studi legali non avrebbero rispettato le regole che permetterebbero di individuare i clienti coinvolti in attività illegali. Nel caso di Putin, i file illuminano una serie di operazioni finanziarie riservate gestite da banche, società e persone legate al leader russo. Una matassa, tutta da dipanare, in grado di movimentare più di 200 milioni di dollari per volta.

Replica Fonseca: “Sempre nella legalità”. Mossack Fonseca replica alle rivelazioni dei Panama Papers, affermando di aver sempre rispettato i protocolli internazionali per essere certi che le società da esso messe in piedi non fossero usate per evasione fiscale, riciclaggio, finanziamento del terrorismo o altre attività illecite. Citato dalla Bbc, lo studio legale esprime rincrescimento per eventuali abusi fatti utilizzando i suoi servizi e aggiunge: “Per 40 anni Mossack Fonseca ha operato in maniera irreprensibile nel nostro paese e in altre giurisdizioni dove siamo attivi. La nostra società non è mai stata
accusata o incriminata per legami con attività criminali. Se notiamo attività sospette o condotte poco chiare, siamo rapidi nel denunciarle alle autorità. Nello stesso modo, quando le autorità ci mostrano prove di possibili illeciti, noi cooperiamo pienamente”.

La Repubblica