«Padre Dall’Oglio è vivo in un carcere»

Paolo Dall'Oglio

È’ vivo e detenuto in una prigione a ovest di Raqqa, roccaforte dell’Isis in Siria. Dopo oltre due anni dalla scomparsa di padre Paolo Dall’Oglio, rapito in Siria a luglio 2013, continuano a rincorrersi indiscrezioni sulla sua sorte. In alcuni casi è circolata la versione che lo voleva morto subito dopo il suo rapimento. Altre volte, invece, si è detto che era ancora vivo. In entrambi i casi, però, nessuno è stato in grado di produrre prove concrete. E anche questa volta la storia si ripete.

Due disertori dell’Isis, che avrebbero abbandonato l’organizzazione terroristica, hanno riferito all’Osservatorio siriano per i diritti umani che il gesuita sarebbe in una prigione controllata da jihadisti uzbeki. Il presidente dell’Osservatorio Rami Abdelrahman, parlando con il quotidiano londinese ‘Al-Sharq al-Awsat’, ha spiegato che padre Paolo Dall’Oglio è stato visto “alla fine di agosto in una prigione a ovest di Raqqa”. I due ex miliitanti dello Stato islamico, inoltre, secondo Abdelrahman, «sono in possesso di molte informazioni sulle violazioni commesse dall’Isis in Siria».

Il giallo prosegue, dunque. Già in passato sono circolate notizie sulla sorte religioso che, però, non hanno mai trovato conferma ufficiale. E anche questa volta fonti ecclesiastiche di Al-Sharq al-Awsat hanno riferito di non avere alcuna notizia al riguardo. «Tutto ciò che sappiamo lo abbiamo appreso dai social media, secondo cui padre Paolo sarebbe stato giustiziato in carcere». Nei mesi scorsi della vicenda si è occupato anche Papa Francesco lanciando un appello per la liberazione del religioso. Il messaggio del Santo Padre, però, non è apparso causale. Fonti interne al Vaticano rivelarono a Il Tempo che erano«arrivate alcune informazioni dalla Siria. Potrebbe essere ancora vivo». Monsignor Mario Zenari, nunzio apostolico a Damasco, intervistato qualche giorno dopo da Tv2000, commentando l’appello di Papa Francesco per la liberazione di padre Paolo Dall’Oglio e di altri sei religiosi rapiti in Siria, ha confermato: «Ogni tanto si rincorrono voci rassicuranti e voci contrarie ma non si è mai arrivati ad avere qualche prova sicura». Anche l’intelligence sulla vicenda del gesuita è sempre stata cauta: «Anche noi abbiamo in passato ricevuto informazioni che lo vogliono ancora in vita, ma non abbiamo certezze».

In tutto questo tempo, però, chiunque abbia avuto in mano padre Dall’Oglio, non avrebbe inviato alcuna richiesta di riscatto. A sottolineare questo aspetto, che getta un’ulteriore ombra sulla situazione dell’ostaggio, anche l’esperto di minoranze siriane, Sulayman Yousef, che proprio in riferimento alle ultime indiscrezioni, ha spiegato: «Non sono nuove, ma nessuno ha portato delle prove per confermarle, si tratta solo di racconti». E poi, parlando con Al-Sharq al-Awsat, ha aggiunto: «Per padre Paolo, così come per altri due sacerdoti presumibilmente rapiti dall’Is (ossia i due vescovi di Aleppo Youhanna Ibrahim e Bulos al-Yazgi), non è stato diffuso alcun video per dimostrare che sono ancora vivi, così come non sono state avviate trattative politiche e né è stato chiesto un riscatto per il loro rilascio». Yousef ha sottolineato che «l’assenza di richieste politiche o di riscatti fa credere che i sacerdoti siano stati uccisi», visto che l’Isis “ha trattato ad esempio il rilascio degli ostaggi assiri” e proprio alcuni giorni fa «ne ha giustiziati tre, rilanciando la sua richiesta di un riscatto di 12 milioni di dollari per la liberazione di altri 181» cristiani rapiti in occasione dell’occupazione dei villaggi del bacino del fiume Khabour alcuni mesi fa. Il silenzio dopo due anni continua dunque. E il timore che il missionario sia stato ucciso dai suoi rapitori, così come scritto in passato da alcuni siti di informazione siriana e francese, però esiste.

Il Tempo