Padoan: “Non toccheremo reversibilità pensioni”. Nessun ‘buco’ nei conti

Padoan

Il governo non ha allo studio alcuna revisione delle pensioni di reversibilità e, soprattutto, non ha bisogno di fare cassa per coprire il ‘buco’ dei conti pubblici. I dati, infatti, confermano che la crescita del pil nel 2015 è in linea con le stime dell’esecutivo e, di conseguenza, non ci sarà la necessità di ricorrere a una manovra correttiva. Il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, nel ciclo di risposte del question time, smonta la teoria che parte dall’ipotesi di una minore crescita del prodotto interno lordo dello scorso anno rispetto alle stime, un conseguente effetto negativo sui coni pubblici, e la necessità di reperire nuove risorse anche dal sistema previdenziale.

La proposta di legge delega, assicura Padoan, ”lascia intatti tutti trattamenti in essere. Per il futuro non è allo studio nessun intervento sulle pensioni di reversibilità ma tutto quello che la delega si propone è il superamento di sovrapposizioni e situazioni anomale”. Più in generale il governo non sta lavorando a una manovra correttiva, visto che ”tutti i principali indicatori relativi alla domanda interna, in particolare consumi e occupazione, sono in linea se non migliori rispetto alle attese del governo”.

Rispetto alle stime dell’Istat, ”preliminari e passibili di revisione”, che non coincidono con quelle del governo, il ministro spiega che l’esecutivo ha formulato la previsione più recente a settembre e, sulla base del dato grezzo, è pari allo 0,9%. ”Nel corso del prossimo mese il governo aggiornerà le previsioni di crescita economica”, ma il ministro annuncia già da ora che, sulla base dei dati in possesso, ”non sussisterebbero rischi di scollamento dell’evoluzione attuale dallo scenario programmatico dello scorso autunno”. Anche le ultime previsioni della commissione Ue, ribadisce Padoan, sono ”sostanzialmente in linea con quelle del governo”.

Il ministro esclude anche la possibilità di un intervento legislativo, per destinare ai risparmiatori ‘subordinati’ dei quattro istituti di credito commissariati parte delle entrate che deriveranno dalla vendita degli asset. Eventuali ulteriori rimborsi, spiega Padoan, sono legati a una valutazione definitiva, che deve ancora essere effettuata. Secondo quanto previsto dalla normativa, infatti, ”le banche originarie non vantano alcun diritto” rispetto ai beni ceduti dall’ente ponte o veicolo. ”L’azionista unico -sottolinea il ministro- è fondo di risoluzione nazionale, che ha fornito il capitale necessario” per il salvataggio.

”I proventi saranno utilizzati per ripagare il prestito ricevuto di 3,6 miliardi di euro e per recuperare le spese sostenute”. Quindi una disposizione legislativa, ”volta a consentire agli azionisti e obbligazionisti subordinati di beneficiare dei proventi derivanti dalla cessione degli enti ponte o dei ricavi della bad bank, non pare in linea con la normativa comunitaria”.

D’altra parte, osserva Padoan, è previsto che il trattamento riservato a creditori e azionisti dei vecchi istituti di credito ”non può mai essere peggiore di quello che sarebbe stato applicato dagli stessi, se la banca fosse stata avviata a liquidazione coatta amministrativa invece che a risoluzione”.

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