Padoan alla Ue: ecco le riforme non servono nuove correzioni

Padoan

Di nuovo una lettera. Di nuovo la decisione di renderla pubblica. Ma stavolta i ruoli sono invertiti. A inviare la missiva è l’Italia, a riceverla sono il vice presidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis e il Commissario agli affari monetari Pierre Moscovici. Come era stata dura la prima lettera, allora firmata dal falco Jirky Katainen, non è da meno quella vergata dal ministro Pier Carlo Padoan. Il numero uno del Tesoro italiano, anche se nello stile felpato del linguaggio diplomatico, ha provato a mettere la Commissione davanti alle sue responsabilità nella gestione della crisi economica. «Tra il 2012 e il 2014», spiega Padoan, «l’Italia ha ridotto il suo deficit strutturale di tre punti percentuali. Il surplus primario del Paese è al 2% del Pil, uno dei più alti dell’Eurozona e dell’Unione Europea». Questi numeri, dice, «testimoniano gli sforzi fatti dall’Italia sin dalla nascita dell’Unione monetaria». Roma, insomma, i compiti a casa li ha sempre fatti. Tutti. Ma nonostante questo, la dinamica del debito pubblico italiano resta negativa. E come dimostrano i dati forniti dal governo, dice Padoan, l’aumento del passivo non è dovuto ad una politica fiscale allegra del Paese. Le cause sono altre. Innanzitutto i contributi al salvataggio degli altri Paesi dell’area, al pagamento dei debiti arretrati della Pubblica amministrazione e, soprattutto, all’andamento negativo del Pil nominale.
I NODI CRUCIALI
Questo è il punto cruciale. Il Pil nominale è la somma di crescita reale e inflazione. Se quest’ultima avesse raggiunto gli obiettivi fissati dalla Bce, il 2%, il debito italiano sarebbe già su un percorso di riduzione. Qui sta un secondo punto. Il timore è che martedì prossimo, esaminando la legge di stabilità italiana, l’Europa possa puntare il dito contro la dinamica del debito e chiedere nuove correzioni aggiuntive all’Italia. Una possibilità che il governo italiano vede come il fumo negli occhi. Il debito italiano, dice Padoan, è uno dei più sostenibili dell’Ue. Non solo. Chiedere correzioni in fasi di ciclo negativo, spiega nella missiva, non ha altra conseguenza che peggiorare la situazione dell’economia. Insomma, ogni nuovo aggiustamento fiscale (leggasi aumento di tasse) inciderebbe sul Pil e, in definitiva, anche sull’andamento del debito. «Questo rischio», scrive Padoan, «va assolutamente evitato, specialmente dopo gli sforzi addizionali già chiesti dalla Commissione sul 2015». Il riferimento è alla correzione aggiuntiva da 4,5 miliardi già imposta all’Italia. Secondo Roma quanto basta ad abbassare di 0,3 punti il deficit strutturale. Ma nemmeno su questo Bruxelles è d’accordo. Secondo la Commissione, anche con i 4,5 miliardi aggiuntivi, la correzione è solo dello 0,1%. Da qui il timore di nuove richieste. Ma, dice Padoan, «ogni nuova correzione taglierebbe le ali alla ripresa, deteriorando invece che migliorare, la dinamica del debito». Senza contare, aggiunge, che ci sarebbe da discutere sulla metodologia usata per fare questi calcoli. Se si usasse quella Ocse, per esempio, l’Italia risulterebbe non in deficit strutturale, ma addirittura in avanzo. Bruxelles, dunque, deve tenere conto di questo, ma anche delle riforme che Roma sta portando avanti e il cui cronoprogramma è stato allegato alla lettera: il Jobs act già entro l’anno, la riforma della Pa, quella del Fisco, quella della scuola, ma anche le riforme istituzionali, dal Senato, al titolo V alla riforma elettorale. «Sono sicuro», conclude Padoan, «che lo sforzo senza precedenti su cui si è impegnata l’Italia sarà senza dubbio supportato dalla Commissione». Più che un auspicio una vera sfida.

Il Messaggero