Origi gol, Belgio agli ottavi: Capello, ora si fa dura

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Sarà anche un campione in erba questo Kokorin, come dice Fabio Capello, ma la strada sembra ancora lunga. Quando nel finale del primo tempo gli capita la palla perfetta per un centravanti – pallone a spiovere, centrale, con difensori distanti – c’è soltanto da schiacciare facile a rete sull’incolpevole portiere. Invece Kokorin “tocca” maldestramente a lato e forse, in quell’errore, c’è tutto quello che condanna la Russia alla sconfitta – tutto sommato immeritata, contro il Belgio (ormai qualificato) – e al concreto rischio eliminazione. Mai, neanche nella ripresa, quando la Russia prende il controllo del gioco e mette alle corde i belgi, c’è qualcuno che la metta dentro o si faccia valere in area contro i giganti Van Buyten e Kompany. Sì, sarebbe servito ancora Kerzhakov, chissà, ma l’1-0 è proprio duro da accettare per Capello.
PARTENZA BELGIO — Eppure la Russia aveva retto bene la sfuriata iniziale dei rivali. Pronti-via, sembra sia soltanto questione di tempo prima che il Belgio vinca facile: i russi sono troppo bassi, timorosi e senza collegamenti tra i reparti. Non serve a Capello sbracciarsi: le accelerazioni di Martens e la profondità di Fellaini e De Bruyne minacciano sfracelli. Confrontando le due formazioni, d’altra parte, non c’è gara: benché ancora prototipi di campioni, i belgi hanno altra tecnica, ritmo e soprattutto gente da “break” rispetto alla banda russa priva di Shirakov, quello che accendeva la luce. In particolare Mertens è ancora ispiratissimo: Wilmots non ripete l’errore di lasciarlo in panchina come contro l’Algeria, salvo poi recuperarlo per il sorpasso, e il napoletano ringrazia. Ogni volta che prende la palla mette la quarta, travolge in dribbling lo sventurato Kombarov e scarica un tiro, o un cross, creando scompiglio nell’area russa. Akinfeev salva.
SI SPEGNE LA LUCE — Prototipi di campioni, dicevamo. Con quel deficit di continuità che, già avvertito al debutto, si ripete puntualmente. Hazard va a strappi senza entrare mai nel cuore del gioco (tranne esplodere nel finale), Lukaku è un Ufo che non riceve palla ma neanche va a cercarla, e il bel centrocampo – con Fellaini, Witsel e De Bruyne che girano continuamente, trasformando il 4-2-3-1 in 4-3-3 – comincia a perdere colpi sotto la spinta dei tre dirimpettai, Shatov, Glushakov e Fayzulin, che finalmente riescono ad accorciare la squadra, pressare i portatori di palla e rilanciare l’offensiva. Si spegna la luce insomma. Peccato che a Capello manchino, oltra alla punta, gli esterni: né Samedov, che si nasconde un po’, né Kakunnikov, al quale manca proprio il dribbling, riescono a centrare per lo sperduto Kokorin.
ADDIO ILLUSIONE — E così, mentre il Belgio pare spegnersi, la Russia si compatta, prende coraggio, s’impossessa della palla e mette alle corde i rivali ai quali saltano schemi e nervi. Lukaku, ancora sostituito, manda a quel paese Wilmots. Sembra proprio possa arrivare il colpo del k.o., ma è solo un’illusione. Il Belgio azzecca i cambi finali e giganteggia: Mirallas entra e prende il palo, Hazard improvvisamente torna Hazard e Origi, al posto di Lukaku, si libera per la botta vincente in area. Mentre l’entrata di Dzagoev per il mobilissimo Shatov atterra la Russia che crolla fisicamente e prende il gol nell’assedio finale. Ora è dura. Mentre il Belgio, 6 punti in 2 gare con diversi alti ma troppi bassi, fa per questo ancora più paura.
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