Obama in missione nella Roma blindata, elogio di Napolitano «A lezione dal Papa»

Barak Obama-United States-Politics

Trentatré minuti di ritardo, rispetto all’appunto «confidenziale» che l’ambasciata aveva spedito ai media americani, e nemmeno l’ombra di Michelle. Erano le 21.18, nell’area cargo dell’aeroporto di Fiumicino, e sarebbero passati altri undici lunghissimi minuti prima che Barack Obama finalmente potesse scendere dalla scaletta dell’aereo, di corsa e sorridente, sotto una pioggerellina che non poteva turbarlo. Ha stretto tutte le mani che il cerimoniale prevedeva e si è infilato nella limousine blindata che lo accompagna ovunque, lunga cinque metri e pesanti sette tonnellate. Il corteo presidenziale -una lunga teoria di 26 auto e otto moto, oltre agli agenti in borghese e ai mezzi delle nostre forze dell’ordine- ha raggiunto Villa Taverna dodici minuti dopo le dieci, giusto in tempo per la cena che l’ambasciatore americano a Roma John Phillips aveva fatto preparare per lui.
Pioveva, faceva freddo, eppure s’è vista anche gente per strada. Sulla Cristoforo Colombo sono scesi dalle case per salutarlo, lo hanno aspettato al varco dalle parti del Circo Massimo e a Villa Borghese, e si sono radunati davanti a Villa Taverna stessa, tanto che i vigili urbani a un certo punto hanno dovuto piazzare altre transenne. Un bell’assaggio, insomma, di quell’accoglienza che oggi tutta Roma potrebbe riservargli.
LA ROAD MAP
Alle dieci e mezza di questa mattina il Presidente degli Stati uniti sarà da papa Francesco, alle 12.15 dal Presidente Napolitano al Quirinale, alle due mezzo con Renzi a Villa Madama e infine, due ore più tardi, finalmente una visita da turista, un turista assolutamente esclusivo, tra gli anelli del Colosseo. È l’appuntamento che da un lato più affascina e dall’altro più preoccupa, perché non sarà semplicissimo tenere sotto controllo una zona così aperta.
E’ stato l’ambasciatore Phillips a tracciare il solco di questa visita, con un’intervsita al Tg 1 della sera, assicurando che Obama «sarà lieto di rivedere il suo vecchio amico, il Presidente Giorgio Napolitano, che considera una roccia di stabilità e di integrità per il paese». Quanto al premier Renzi, nelle parole di Phillips, Obama «è molto contento di conoscere meglio il nuovo primo ministro italiano».
Un senso ancora più chiaro alle trentasei ore che Obama trascorrerà a Roma lo hanno dato le anticipazioni di un intervista rilasciata dal Presidente degli Stati uniti al Corriere della sera a Bruxelles. Di Papa Francesco ha detto che «ci sfida». E ha spiegato perché: «Ci implora di ricordarci della gente, delle famiglie, dei poveri. Ci invita a fermarci a riflette sulla dignità dell’uomo. Arrivo a Roma per ascoltarlo». Ha parlato anche di Expo 2015 a Milano, promettendo un forte impegno degli Usa, del negoziato commerciale transatlantico e dell’imminente semestre europeo a guida italiana. Ha elogiato Renzi: «Vuole rafforzare la leadership che l’Italia già esercita nel Mediterraneo».
LA PROTESTA IN VIA VENETO
Sarà una giornata campale. Spazio aereo chiuso, il traffico di Roma ovviamente stravolto, con mille uomini e più a sorvegliare le strade, a bonificare il possibile, come ieri stato fatto perfino per gli argini del Tevere. La limousine di Obama e il suo seguito sceglieranno percorsi decisi all’ultimo momento, lungo in quali, grazie al sistema Jammer, sarà annullata ogni interferenza elettromagnetica e non si potranno attivare congegni a distanza. E ci sarà anche da tenere d’occhio, alle quattro e mezza, mentre Obama sta entrando al Colosseo, la manifestazione antagonista annunciata davanti all’ambascia di via Veneto. E resterà comunque da risolvere l’ultimo dilemma: dove andrà davvero a cena, «a mangiare italiano» come aveva promesso a Renzi?

Il Messaggero