Obama avverte la Russia: la Nato è pronta a reagire Berlusconi: sbaglia

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NEW YORK È stata una frecciata gelida: «La Russia è una potenza regionale». Con il solito tono pacato, Obama ha espresso ieri sera un’opinione che non può che offendere Vladimir Putin e i suoi sogni revanscisti. Il presidente americano ha anche sostenuto che la Russia non è una minaccia per gli Stati Uniti, ma semplicemente «un problema». E che se Putin ha fatto ricorso alla violenza e all’invasione militare, è «la prova del calo della sua influenza, non di una sua forza in crescita». Le stoccate sono venute alla conferenza stampa insieme al premier olandese Mark Rutte, alla fine del summit sulla sicurezza nucleare dell’Aja. Obama parlava con un occhio ai suoi alleati europei e uno ai suoi elettori americani, e soprattutto ai “falchi” che in patria gli rimproverano di non essere abbastanza duro con Putin.
LE RASSICURAZIONI

Così ha cercato di rassicurare gli europei sul «legame indistruttibile, politico, economico, culturale, antiterrorista» che unisce le due sponde dell’Atlantico, e ha ribadito l’intenzione di restare fedeli alle regole di solidarietà e mutua difesa stabilite nell’articolo 5 dell’Alleanza Atlantica. Ma ha anche ridimensionato la minaccia russa nello scacchiere mondiale: «La Russia è isolata come non lo è stata mai», ha insistito.
E comunque, se dovesse continuare nella sua escalation contro l’Ucraina, «si potrà ricorrere a sanzioni più severe, nel settore dell’energia, della finanza del commercio, e della vendita delle armi». Al suo fianco, Rutte ha ripetuto quasi parola per parola le affermazioni di Obama, lasciando intendere che l’Europa sarebbe unita nell’aumentare le sanzioni, se Putin dovesse allungare il passo e tentare altri scherzetti contro l’Ucraina.
I TIMORI

Una certa preoccupazione sul futuro l’aveva espressa il segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen, che davanti al crescente dispiego militare russo ai confini con l’Ucraina aveva sentito di dover ribadire che la Nato è «determinata a fornire una difesa efficace», che essa ha «i piani pronti», ed è in trattative con l’Ucraina su «come rafforzarle il sostegno». E’ vero tuttavia che qualche minimo segnale di ottimismo è stato avvertito. Ad esempio, non è sfuggito che il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov ha incontrato il collega ucraino Andriy Deschchytsia. Questo incontro, da giorni richiesto dagli americani, potrebbe segnalare un riconoscimento formale da parte russa del governo ad interim ucraino, cosa che finora Putin aveva rifiutato di fare. Inoltre il nostro ministro degli Esteri, Federica Mogherini, è stata fra coloro che hanno interpretato positivamente una frase del portavoce di Putin, Dimitry Peskov, che ha detto che la decisione di sospendere la Russia dal G8 è «controproducente», ma anche che la «Russia ha interesse a mantenere questi contatti». Dall’Italia, tra l’altro, arriva una critica a Obama. Silvio Berlusconi, infatti, difende la Russia e boccia le decisioni di Nato e G8: «Trovo antistorica e controproducente la decisione dei leader riuniti a all’Aja di escludere la Federazione Russa dal summit».
LA VISITA

I media americani hanno valutato positivamente nel suo insieme il summit dell’Aja, e sembrano riconoscere che Obama ha ricompattato l’alleanza con l’Europa, anche con la promessa di riformare il sistema di spionaggio. Ma ora guardano con aperta curiosità alla puntata italiana.
Il canale di notizie economiche Cnbc sostiene che l’incontro con Obama, dopo quello con Angela Merkel, aiuterà Matteo Renzi a essere conosciuto sul palcoscenico internazionale, e questo viene giudicato importante perché Obama e Merkel «sanno cosa si gioca in Italia: se Renzi riesce nella ripresa, anche la ripresa dell’Eurozona potrà lentamente continuare, mentre in caso contrario i danni si potrebbero sentire al livello globale». Ma c’è anche curiosità per l’incontro fra Obama e Papa Francesco. C’è chi sostiene che il pontefice farà la predica a Obama sull’aborto. Ma c’è chi è pronto a scommettere che i due leader coglieranno l’occasione per sottolineare quel che li unisce anziché quello che li divide e cioè la lotta alla povertà e l’appello per una riforma dell’immigrazione.

 

Il Messaggero