Nuova intesa sull’Italicum per la riforma del Senato

BOSCHI

Domani al Senato ricomincia la battaglia campale sulla riforma costituzionale. A parte qualche apertura generica di Renzi e del ministro Boschi, non ci sono spiragli concreti. Si cammina sui cocci di vetro, c’è ancora un muro contro muro, con il governo che chiede alle opposizioni di ridurre a a cento i 3800 emendamenti: solo eliminando questo «ricatto», è possibile discutere. Sel e 5 Stelle continuano a fare la faccia feroce. «La richiesta di ritirare gli emendamenti – dice la capogruppo di Sel, Loredana De Petris – è ridicola. L’esecutivo ci dica se c’è una vera apertura ad alcune modifiche. Non possiamo creare un sistema istituzionale di nominati: il combinato disposto della riforma costituzionale e dell’Italicum produce un risultato pesante, con l’aggiunta dell’aumento delle firme per i referendum».

Ecco, viene chiesto di eliminare l’aumento delle firme per indire un referendum e l’immunità per i nuovi senatori (quest’ultimo è un punto su cui battono di più i grillini). Su questi due temi arriveranno proposte distensive da parte dei due relatori, Anna Finocchiaro e Roberto Calderoli, che potrebbero svelenire il clima. Basterà? E, soprattutto, le proposte di Finocchiaro e Calderoli, il cui merito per il momento è tenuto coperto, saranno accolti dall’esecutivo? Ma poi c’è la battaglia occulta che più di tutte le altre interessa i piccoli partiti: la legge elettorale cui, non a caso, faceva cenno la De Petris. Il ministro Boschi chiarisce che dell’Italicum si dovrà discutere in un secondo momento, ma è disponibile a trattare modifiche sulle soglie di sbarramento (da abbassare) e sulle preferenze. Sono i due chiodi su cui stanno battendo Lega, Sel, 5 Stelle, Fratelli d’Italia, Ncd e Udc, ma anche la minoranza del Pd (ieri Cuperlo è tornato a porre il problema).

Se ci fosse un grande accordo complessivo, l’impasse potrebbe essere superato. Sotto traccia le trattative sull’Italicum ci sono, in maniera molto discreta, ma anche su questo fronte il presupposto per il governo è che venga ritirata la montagna di emendamenti sulla riforma del Senato. Altrimenti si andrà avanti ad oltranza. Se non ce la faremo per l’8 agosto, sostiene Renzi, continueremo nei giorni successivi. «Io non sono mai stato così determinato come ora – dice il premier all’Avvenire – e arrivare al voto entro agosto o farlo a settembre non cambia molto».

Mettere sul tavolo l’Italicum, comunque, non è più un tabù. Dice Gaetano Quagliariello: «L’introduzione delle preferenze, dando all’elettore la possibilità di votare il “suo” deputato, farebbe venir meno il timore di avere la Camera di nominati con le liste bloccate che va a sommarsi al Senato non eletto». Insomma, secondo l’ex ministro Ncd, verrebbe depotenziata la tesi della «democrazia autoritaria». A maggior ragione se alla fine del processo riformatore gli italiani saranno comunque chiamati a esprimersi con un referendum (l’emendamento Ndc in tal senso è stato accolto da Renzi).

Il grande accordo complessivo potrebbe maturare. Le maggiori difficoltà ad accettare le preferenze vengono da Berlusconi, disposto ad abbassare le soglie di sbarramento ma contrario alle preferenze perché perderebbe il potere di decidere chi candidare e chi no. Per questo Calderoli è convinto che il Cavaliere non le accetterà mai. A suo parere non è il caso di discutere adesso dell’Italicum: «Se accontenti un partito finisci per scontentarne un altro. E poi a me non risulta alcuna trattativa globale. Chi dice che si tratta pure sulla legge elettorale vende fumo».

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