Non c’è pace per gli orsi dopo Daniza ucciso un maschio in Abruzzo

ORSA

SULMONA Non è stata un’arma da fuoco, né l’eccessivo narcotico, come per Daniza, ma la morte dell’orso avvenuta ieri a Pettorano sul Gizio (in provincia dell’Aquila), porta comunque la firma dell’uomo. L’inquietante sospetto di una vendetta. Il ventre rivolto al cielo, i denti serrati, la testa incrinata e il corpo adagiato, quasi seduto, sul ciglio della pista ciclabile che costeggia il fiume protetto: così lo hanno ritrovato questo esemplare maschio giovane (tra i 2 e i 4 anni) dal peso di circa 90 chilogrammi. Morto sul ciglio di una strada che frequentava da tempo.
LA SCOPERTA DI UN CICLISTA
A scoprirlo è stato ieri verso mezzogiorno un ciclista, che ha subito allertato gli uffici della Riserva regionale del Gizio-Monte Genzana, area protetta nella quale il plantigrado scorrazzava ormai da tempo: un corridoio faunistico tra il Parco nazionale della Majella e quello d’Abruzzo. Sul suo corpo nessuna traccia di sangue, né di traumi e ferite, ma la bocca serrata: avvelenamento è l’ipotesi più accreditata dal corpo forestale dello Stato che sta conducendo le indagini. La carcassa dell’orso sarà inviata al centro specializzato di Grosseto, che nell’ultimo anno ha dovuto verificare le morti sospette di altri tre esemplari provenienti dal Parco d’Abruzzo: il 14 marzo a Gioia dei Marsi, il 9 giugno a Pescasseroli e il 29 agosto a Settefrati (in provincia di Frosinone, sul versante laziale del Parco). Certo, gli inquirenti non escludono la morte naturale, una tubercolosi bovina, ad esempio, come si accertò per il caso di Gioia dei Marsi, ma la giovane età del plantigrado e l’area nella quale è stato ritrovato, lasciano più di qualche sospetto. Appena l’altro giorno, infatti, un orso, probabilmente lo stesso, aveva fatto una delle sue tante incursioni in un casolare lì intorno: il proprietario se l’era ritrovato davanti in piedi a meno di un metro e, per fuggire, era caduto e aveva battuto la testa, finendo poi in ospedale. L’orso, sazio di polli e galline, si era però voltato e se ne era andato: nulla contro quegli uomini con cui ormai, in Abruzzo, ha imparato a convivere. Ma i pollai e i raccolti distrutti, la paura, hanno portato i residenti a costituire un comitato spontaneo anti-orso. Nell’area secondo gli esperti è stata accertata la presenza di almeno altri due esemplari. Intanto resta alta la tensione per la morte dell’orsa Daniza dopo il tentativo di cattura con un anestetico.
BOICOTTAGGIO SUL WEB
Sul web si è scatenata una campagna per boicottare turisticamente il Trentino. Cresce la preoccupazione per la sorte dei due cuccioli. Restati senza madre, per molti esperti la loro sopravvivenza sarebbe difficile. Ieri mattina però i forestali trentini li hanno avvistati tutti e due in un bosco mentre camminavano uno accanto all’altro. I segnali radio che arrivano dal chip di uno degli orsetti consentiranno ora ai tecnici di seguire i loro spostamenti. Prima dell’inverno dovranno imparare a nutrirsi bene ed evitare i pericoli. Forse stando insieme potrebbero salvarsi, ma non tutti la pensano così. «Difficile che sopravvivano oltre l’anno di vita», dice Gudrun Pflueger, esperta di fauna selvatica.

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