Napolitano: stanco sto per lasciare L’ultimo appello anticorruzione

GIORGIO NAPOLITANO

L’atteso, ultimo discorso di fine anno agli italiani di Giorgio Napolitano in tv ha confermato l’imminenza dell’annuncio delle dimissioni del capo dello Stato, non indicando con precisione la data, ma certificandone gli ineludibili motivi. Nessuna commozione nel commiato del quasi novantenne Presidente, come a sottolineare che il messaggio, «con qualche tratto speciale e diverso» rispetto a quelli degli anni precedenti, era finalizzato, dopo i quasi nove anni del suo mandato, al «ritorno alla normalità costituzionale, ovvero alla regolarità dei tempi di vita delle istituzioni». Il perché, poi, lasciare presumibilmente nelle prossime settimane viene indicato da Napolitano «nell’avere negli ultimi tempi toccato con mano come l’età da me raggiunta porti con sé crescenti limitazioni e difficoltà nell’esercizio di compiti istituzionali complessi e altamente impegnativi, nonché del ruolo di rappresentanza istituzionale». Da cui discende – detto a chi lo vorrebbe più a lungo sul Colle – «il dovere di non sottovalutare i segni dell’affaticamento e le incognite che essi racchiudono e, dunque, di non esitare a trarne le conseguenze».
L’APPELLO

Napolitano, quindi, auspica che questo «chiarimento» possa costituire «una buona premessa» perché Parlamento e forze politiche, con l’elezione del nuovo capo dello Stato, «diano una prova di maturità e responsabilità nell’interesse del Paese, anche in quanto destinata a chiudere la parentesi di un’eccezionalità costituzionale».
L’appello a che non si ripeta l’imbarazzante pagina parlamentare che costrinse nell’aprile 2013 Napolitano ad accettare un secondo mandato, non è la sola esortazione che il capo dello Stato rivolge alle forze politiche perché la stessa politica possa ritrovare la propria «dignità». Durissime, infatti, sono le parole del Presidente sull’urgenza di liberarsi dalla piaga della «criminalità organizzata e dell’economia criminale. Da una corruzione capace di insinuarsi in ogni piega della realtà sociale e istituzionale, trovando sodali e complici in alto: gli inquirenti romani – sottolinea Napolitano – stanno appunto svelando una rete di rapporti tra ”mondo di sotto“ e ”mondo di sopra“. Sì, dobbiamo bonificare il sottosuolo marcio e corrosivo della nostra società. Solo riacquisendo intangibili valori morali la politica potrà riguadagnare e vedere riconosciuta la sua funzione decisiva». Di qui il monito a «non lasciare occupare lo spazio dell’attenzione pubblica solo a italiani indegni» e l’encomio, invece, a italiani «campioni di cultura e solidarietà». «Reagire insieme tutti», è l’accorato invito di Napolitano: «Più si diffonderanno senso di responsabilità e senso del dovere, senso della legge e della Costituzione, in sostanza senso della Nazione, più si potrà creare quel clima di consapevolezza e mobilitazione collettiva che animò la ricostruzione post-bellica e che rese possibile la grande trasformazione del Paese».
Anche a un’altra trasformazione Napolitano mostra di tenere, e di cui si dice soddisfatto dei passi avanti realizzati finora: quella delle riforme intrapresa dal governo Renzi, dal superamento del bicameralismo paritario a quella elettorale. «Un anno fa – ricorda il Presidente – auspicai di poter vedere almeno iniziata nel 2014 un’incisiva riforma delle istituzioni repubblicane. E’ innegabile che quell’auspicio si sia realizzato. E il percorso va senza battute d’arresto portato a piena conclusione». Appassionata l’esortazione all’impegno di tutti per tirar fuori il Paese dalle attuali difficoltà, e a svolgere compiutamente il ruolo che l’Italia ha nello scenario internazionale ed europeo. Non senza un deciso affondo contro le campagne anti-euro: «Nulla di più velleitario e pericoloso – dice Napolitano – di certi appelli al ritorno alle monete nazionali attraverso la disintegrazione dell’Europa».

Il Messaggero