Mou, Guardiola, Ancelotti, Simeone: la Champions dei Top allenatori.

REAL MADRID VS. ATLETICO MADRID

Il bello (Guardiola), il buono (Ancelotti), il brutto (Simeone), il cattivo (Mourinho). Forse non c’è bisogno di scomodare Sergio Leone per celebrare i 4 tecnici che hanno portato Bayern, Real, Atletico e Chelsea in semifinale di Champions League, ma va da sè che mai come questa volta il rush finale della coppa più prestigiosa porta il timbro dei suoi quattro allenatori. Tre hanno già vinto e tanto, uno (Simeone) sta studiando come vincere, tanto diversi tra loro ma con qualcosa in comune: un po’ d’Italia. Uno per nascita e curriculum, gli altri per averci giocato o allenato.

Tutti e quattro si sono già incontrati e incrociati più volte tra Serie A, Liga, Premier, anche se Pep Guardiola negli ultimi due anni ha limitato i suoi faccia-a-faccia solo in coppa, dopo l’anno sabbatico e la scelta della Bundesliga. Mourinho e Ancelotti i più itineranti con un punto in comune: il Real Madrid. Lo special one ci aveva scommesso su sperando di vincere portare a casa la ‘decima’ che a Madrid sta diventando una sorta di incubo. L’anno scorso la sfiorò (semifinali), quest’anno il testimone è passato ad Ancelotti che di Champions se ne intende. L’ha vinta per due volte col Milan, ci ha provato timidamente col Chelsea e il Psg. Quest’anno ha tutte le carte in regola (infortunio di C.Ronaldo permettendo) per centrare uno storico tris. Intanto mette in cassaforte la sesta semifinale, due in meno dello special one (8 tra Porto, Chelsea, Inter e Real) e zittisce i critici che non vedevano il suo Chelsea tra i ‘fab four’ quest’anno. Polemico, accentratore, caustico, provocatore, ma anche grande motivatore, il tecnico portoghese viene considerato l’antitesi e il grande nemico di Guardiola. I

loro duetti nei memorabili Real-Barca sono rimasti storici, anche per la loro idea del calcio, esattamente agli antipodi: fantasioso e spumeggiante l’uno, solido e coriaceo l’altro. Il tecnico catalano guida il suo Bayern come fosse una corazzata, unendo la tecnica sopraffina (Robben, Ribery) ai muscoli e alla sostanza (Schweinsteiger). L’uno è approdato alle semifinali strapazzando il Manchester Utd mentre l’altro ha compiuto un’impresa superando il Psg anche grazie a un pò di fortuna (parole sue). Per il portoghese, a prescindere dell’esito del sorteggio, le semifinali saranno comunque l’occasione per vendicarsi di qualcosa: del Real, dopo 3 anni di odio e amore, del Bayern del suo nemico catalano, che con le sue vittorie in Liga ha avvelenato i suoi anni spagnoli, o dell’Atletico Madrid che l’anno vinse la Copa del Re proprio in finale contro il suo Real.

In questo parterre de roi (16 scudetti e 6 Champions per Mou, Guardiola e Ancelotti), la vera sorpresa è però Diego Pablo Simeone. Ha fatto fuori prima il Milan e poi il Barcellona e adesso nulla sembra essergli precluso. In Italia ha giocato col Pisa, l’Inter, la Lazio e passando dal campo alla panchina ha trasmesso le sue doti principali: grinta, determinazione, aggressività, sopratutto la personalità del leader. E’ riuscito a trasmettere la fame di vittoria ai suoi semisconosciuti giocatori, facendoli diventare delle star (l’anno scorso Falcao, quest’anno Diego Costa, su tutti). Poche squadre in Europa hanno il Dna del proprio allenatore come i ‘colchoneros’, plasmati a immagine del ‘cholo’, classe 1970, da quest’anno tra i grandi tecnici europei, al pari dei Mourinho, Ancelotti e Guardiola a cui, guarda caso, contenderà il trofeo più ambito.

Il bello (Guardiola), il buono (Ancelotti), il brutto (Simeone), il cattivo (Mourinho). Forse non c’è bisogno di scomodare Sergio Leone per celebrare i 4 tecnici che hanno portato Bayern, Real, Atletico e Chelsea in semifinale di Champions League, ma va da sè che mai come questa volta il rush finale della coppa più prestigiosa porta il timbro dei suoi quattro allenatori. Tre hanno già vinto e tanto, uno (Simeone) sta studiando come vincere, tanto diversi tra loro ma con qualcosa in comune: un po’ d’Italia. Uno per nascita e curriculum, gli altri per averci giocato o allenato.

Tutti e quattro si sono già incontrati e incrociati più volte tra Serie A, Liga, Premier, anche se Pep Guardiola negli ultimi due anni ha limitato i suoi faccia-a-faccia solo in coppa, dopo l’anno sabbatico e la scelta della Bundesliga. Mourinho e Ancelotti i più itineranti con un punto in comune: il Real Madrid. Lo special one ci aveva scommesso su sperando di vincere portare a casa la ‘decima’ che a Madrid sta diventando una sorta di incubo. L’anno scorso la sfiorò (semifinali), quest’anno il testimone è passato ad Ancelotti che di Champions se ne intende. L’ha vinta per due volte col Milan, ci ha provato timidamente col Chelsea e il Psg. Quest’anno ha tutte le carte in regola (infortunio di C.Ronaldo permettendo) per centrare uno storico tris. Intanto mette in cassaforte la sesta semifinale, due in meno dello special one (8 tra Porto, Chelsea, Inter e Real) e zittisce i critici che non vedevano il suo Chelsea tra i ‘fab four’ quest’anno. Polemico, accentratore, caustico, provocatore, ma anche grande motivatore, il tecnico portoghese viene considerato l’antitesi e il grande nemico di Guardiola. I

loro duetti nei memorabili Real-Barca sono rimasti storici, anche per la loro idea del calcio, esattamente agli antipodi: fantasioso e spumeggiante l’uno, solido e coriaceo l’altro. Il tecnico catalano guida il suo Bayern come fosse una corazzata, unendo la tecnica sopraffina (Robben, Ribery) ai muscoli e alla sostanza (Schweinsteiger). L’uno è approdato alle semifinali strapazzando il Manchester Utd mentre l’altro ha compiuto un’impresa superando il Psg anche grazie a un pò di fortuna (parole sue). Per il portoghese, a prescindere dell’esito del sorteggio, le semifinali saranno comunque l’occasione per vendicarsi di qualcosa: del Real, dopo 3 anni di odio e amore, del Bayern del suo nemico catalano, che con le sue vittorie in Liga ha avvelenato i suoi anni spagnoli, o dell’Atletico Madrid che l’anno vinse la Copa del Re proprio in finale contro il suo Real.

In questo parterre de roi (16 scudetti e 6 Champions per Mou, Guardiola e Ancelotti), la vera sorpresa è però Diego Pablo Simeone. Ha fatto fuori prima il Milan e poi il Barcellona e adesso nulla sembra essergli precluso. In Italia ha giocato col Pisa, l’Inter, la Lazio e passando dal campo alla panchina ha trasmesso le sue doti principali: grinta, determinazione, aggressività, sopratutto la personalità del leader. E’ riuscito a trasmettere la fame di vittoria ai suoi semisconosciuti giocatori, facendoli diventare delle star (l’anno scorso Falcao, quest’anno Diego Costa, su tutti). Poche squadre in Europa hanno il Dna del proprio allenatore come i ‘colchoneros’, plasmati a immagine del ‘cholo’, classe 1970, da quest’anno tra i grandi tecnici europei, al pari dei Mourinho, Ancelotti e Guardiola a cui, guarda caso, contenderà il trofeo più ambito.