Mose, sulle nomine il ministero chiedeva l’ok a Mazzacurati: «Va bene Signorini?»

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Per la cricca del Mose il presidente del Magistrato alle acque, istituto periferico del ministero delle Infrastrutture, era uno snodo fondamentale: è l’organo che in prima battuta è chiamato a effettuare il controllo sulle opere ed è il responsabile di molte autorizzazioni. E il Consorzio era in grado di controllarne la designazione. E’ evidente dalle intercettazioni contenute nella richiesta di arresto firmate dai pm veneziani, nelle quali Giovanni Mazzacurati, presidente del Consorzio nuova Venezia, dà il consenso ad Ercole Incalza, capo della Struttura Tecnica di missione del ministero, affinché venga caldeggiata la nomina di Paolo Emilio Signorini e osteggiata invece quella di Fabio Riva.
L’INTERCETTAZIONE

Il 24 maggio 2013 Incalza chiama Mazzacurati per discutere della nomina del Magistrato alle acque: «Signorini va bene?». «Molto bene», replica Mazzacurati. Qualcosa però si inceppa, tanto che il 12 giugno la segretaria Ornella Malusa chiama Mazzacurati e gli dice che lo ha cercato Incalza. «È sempre col ministro… Però volevo dire che pare che sia tramontata l’idea di mettere Signorini là a Venezia… invece hanno sentito parlare di Fabio Riva… che a lei andava bene?». «No, no assolutamente – risponde l’ingegnere – non va bene, è una persona… è un mezzo disastro». La contrarietà viene immediatamente trasferita a Incalza: «Ecco, perché Signorini andrebbe benissimo». Il funzionario cerca una scappatoia: «E lo so, però no no no non quello che Riva non c’entra niente. Va bene?». Allora Mazzacurati è ancora più diretto: «Quello di Riva non va bene ecco… è un uomo fatto in un certo modo». Perchè Mazzacurati volesse Signorini lo spiegano i pm nella richiesta d’arresto. «Nell’anno 2011 il Cvn ha organizzato, accollandosi integralmente le spese, una vacanza in Toscana dell’intero nucleo familiare di Signorini», all’epoca funzionario capo dipartimento per la Programmazione e il coordinamento della politica economica della Presidenza del Consiglio.
FIRMA PURE LA CARTA IGIENICA
A chiarire i rapporti tra il Cnv e il magistrato alle Acque di Venezia (Mav) è stato lo stesso Mazzacurati in un interrogatorio del 25 luglio 2003. Lo «stipendo da 400mila euro all’anno» serviva, per esempio, anche a correggere, nel caso dell’ex presidente Maria Giovanna Piva, un’iniziale ostilità. Parlando della Piva, Mazzacurati dice: «Noi abbiamo avuto un presidente del magistrato alle acque, una signora, Piva, che ci ha dimostrato subito una pesante ostilità a suo tempo e quella noi l’abbiamo corretta con… portandole dei soldi, insomma». E’ invece Pio Savioli, a capo di un consorzio di coop che lavoravano per il Mose, a raccontare in un interrogatorio dello scorso settembre: «Per lavorare sulle nomine Mazzacurati spariva da Venezia e stava a Roma anche un mese». Savioli conferma poi che c’erano dei dissensi con la Piva. Tra i consociati, secondo Savioli, per far capire quale era stato il rapporto tra Cvn e Mav, girava allora la battuta: «Basta portare là la carta igienica, anche usata, che te la firmano». 
FESTE E VACANZE
Oltre ai 400mila euro l’anno – per sette anni – 500mila euro su un conto in Svizzera, l’assunzione della figlia e una collaborazione per il fratello, al presidente del Magistrato delle acque Patrizio Cuccioletta il Consorzio avrebbe pagato anche il ricevimento svoltosi il 18 novembre 2009 presso l’Harry’s Bar per festeggiare il compleanno della moglie. Quel ricevimento fu prenotato dalla segretaria di Mazzacurati «con conseguente fattura di di 902 euro pagata ovviamente dal Consorzio Venezia Nuova». Mazzacurati, scrivono ancora i pm, «non bada a spese pur di garantire agi e sistemazioni lussuose a Cuccioletta» e il 23 luglio 2010 autorizza Flavia Faccioli, con spese sempre a carico del Cvn, a prenotare per il funzionario una camera matrimoniale al Grand Hotel di Cortina, nella quale, dice la donna al telefono, il presidente del Magistrato delle acque potrà anche fare «un bagnetto» in piscina. «Però – afferma a questo punto Cuccioletta – me ne deve fissare due a questo punto… perchè c’ho con me dietro Gerardo» (presumibilmente l’autista, annotano i pm). «Si – risponde la Faccioli – a lei gliela fissiamo, cerchiamo di fissargliela al Grand Hotel… a Gerardo invece …». 

Il Messaggero