Merkel bacchetta i falchi del rigore Il premier apprezza: però voglio garanzie

ANGELA MERKEL

Nonostante i richiami dei falchi tedeschi, la cancelliera Angela Merkel ieri ha confermato la sua disponibilità ad applicare il Patto di Stabilità in modo flessibile, in vista dell’accordo che dovrebbe essere raggiunto al Vertice Europeo sulla nomina di Jean-Claude Juncker alla presidenza della Commissione. «La sua enfasi sulla crescita è la nostra», Matteo Renzi ha accolto con soddisfazione le parole della Cancelliera. Concentrato a ottenere che il documento Van Rompuy dia «traccia evidente» di qul cambiamento che bisogna portare in Europa: gli sherpa ci lavoreranno fino all’ultimo, prima della cena dei leader.
AGENDA STRATEGICA

Ma, nella prima giornata del loro summit a Ypres, i capi di Stato e di governo dell’Unione Europea rischiano di scontrarsi sull’agenda strategica che dovrebbe fissare le linee guida per i prossimi cinque anni. Nel documento redatto dal presidente del Consiglio Europeo, Herman Van Rompuy, «la questione della flessibilità è ancora aperta», spiega una fonte europea. Un gruppo di paesi guidato dall’Italia «chiede qualcosa di più specifico» rispetto alla vaga formula contenuta nella bozza del documento Van Rompuy, che prevede di usare la flessibilità già prevista dal Patto. L’obiettivo è di «evitare un dibattito a valle su cosa è la flessibilità» e «specificare che le misure di bilancio non devono danneggiare la crescita». La Germania, insieme a altri governi del PPE, vuole invece «un’applicazione rigorosa», dice la fonte.
La bozza Van Rompuy ricalca la posizione di Merkel. «Il Patto di stabilità offre eccellenti condizioni» per crescita e investimenti, «con chiari limiti da una parte e molteplici strumenti che permettono flessibilità dall’altra», ha detto la cancelleria davanti al Bundestag. Merkel ha però precisato che la flessibilità deve essere quella già «usata in passato». Anche secondo l’attuale presidente della Commissione, José Manuel Barroso, «il Patto fornisce già sufficiente flessibilità. La Commissione ha applicato questa flessibilità in passato con l’estensione dei tempi di rientro del deficit per diversi paesi, più attenzione al deficit strutturale che a quello nominale e prendendo in considerazione le specificità dei singoli stati», ha detto Barroso. Ma le due richieste dell’Italia di beneficiare dei margini del Patto – la «clausola sugli investimenti» nel novembre 2013 e il rinvio del pareggio di bilancio al 2016 lo scorso aprile – sono state bocciate. Dopo aver ricevuto le dimissioni di Olli Rehn, che andrà all’Europarlamento, Barroso ha deciso di affidare il portafoglio degli Affari economici e monetari a un altro falco finlandese: l’ex premier Jyrki Katainen.
L’ormai certa nomina di Juncker alla presidenza della Commissione mette a rischio l’adozione formale dell’agenda programmatica per i prossimi cinque anni. Se l’ex premier del Lussemburgo ha ottenuto il sostegno di Olanda e Svezia, che nelle scorso settimane avevano formato il fronte anti-Juncker con il Regno Unito, David Cameron ha promesso che andrà «fino in fondo” nella sua battaglia. Cameron potrebbe spingersi a praticare una politica della sedia vuota, che di fatto indebolirebbe il documento Van Rompuy. «In questo momento i britannici non negoziano su nulla. C’è il serio pericolo che non votino l’agenda strategica» privandola di valore giuridico, dice un diplomatico. 
ALLARME BOCCIATURA

Per Merkel, «non è un dramma» se Juncker sarà eletto «con una maggioranza qualificata». Ma alcuni iniziano a temere una clamorosa bocciatura all’Europarlamento. La grande coalizione formata da Popolari e Socialisti, che stanno negoziando su nomine e programma, ha 412 parlamentari nell’Aula di Strasburgo. Ma i conservatori ungheresi e dai laburisti britannici hanno già annunciato un voto contrario, portando il margine di sicurezza per arrivare alla maggioranza assoluta di 376 voti a soli 4 voti deputati. «Senza i Liberali Juncker è bilico», dice un responsabile dell’Europarlamento. Per questo alcuni spingono per nominare un esponente liberale ai vertici delle istituzioni comunitarie, complicando le trattative sulla scelta del prossimo presidente del Consiglio Europeo e dell’Alto Rappresentante per la Politica Estera. I leader potrebbero decidere di moltiplicare i posti, con il presidente dell’Eurosummit oltre al presidente stabile dell’Eurogruppo. L’unica cosa certa è che la richiesta italiana di approvare subito un pacchetto di nomine non è stata accolta: il Vertice domani prenderà una decisione solo su Juncker.

Il Messaggero