Mazzette, arrestati due ispettori del fisco

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ROMA Il suo personalissimo metodo per calcolare eventuali evasioni fiscali, l’ispettore dell’Agenzia delle Entrate Giuseppe Costantini finito in manette lo scorso luglio non lo aveva applicato soltanto al titolare del ristorante ”Mezzo”. Ad altri due imprenditori avrebbe contestato ricavi non dichiarati per un milione di euro pretendendo mazzette da 50 mila euro, in due tranche, per chiudere la contestazione senza un euro da pagare. Tra le vittime ci sono anche i titolari del ristorante ”Il Casale” a Tor Pignattara e ”Pinsa e buoi..”, in via Carlo Felice, a due passi da San Giovanni. Già a luglio il gip rilevava che il caso del popolare ristorante romano fosse solo «la punta di un iceberg» e ieri i militari del Nucleo di polizia Tributaria della Guardia di Finanza hanno notificato a Costantini, ancora detenuto, una nuova ordinanza di custodia cautelare in carcere. In manette anche Alberto Mario Gloria, un altro ispettore dell’Agenzia. Su richiesta del pm Mario Palazzi è finito ai domiciliari Antonio Beltri, cugino di Costantini, ritenuto un intermediario. Le accuse, a seconda delle posizioni, vanno da due episodi di tentata concussione al falso alla truffa aggravata.
L’ORDINANZA
Il metodo Costantini consisteva nella comparazione tra le quantità di alimenti acquistati durante l’anno dai ristoratori e un calcolo delle presunte somministrazioni in ogni piatto. E puntualmente, almeno secondo le indagini, i calcoli non coincidevano. Con questi argomenti a Giuseppe Esposito, titolare del ristorante ”Il Casale”, e Sandro Bonomo, che gestisce ”Pinsa e buoi..”, i due ispettori hanno contestato mancate dichiarazioni al fisco per un milione di euro. Ma poi si sarebbero presentati per ”sistemare” le cose, prezzo 50 mila euro. Si legge nell’ordinanza: «La sequenza criminosa è quasi un format ricorrente, di sperimentata efficienza: falso ideologico, truffa, concussione», soltanto tentata, perché gli imprenditori si sono presentati alla Guardia di finanza dopo avere registrato i colloqui con gli ispettori. L’altro episodio contestato a Costantini chiama in causa suo cugino Antonio Beltri. Secondo l’accusa avrebbe fatto da intermediario tra il funzionario pubblico e l’ennesimo ristoratore ricattato, al quale sarebbero stati chiesti 100mila euro per «ammorbidire il verbale», poi ridotti ad 80mila da pagarsi 50mila subito e il resto successivamente. «Si tratta di delitti sintomatici di una fortissima determinazione a delinquere – afferma il gip – ossia, pur di riuscire nell’intento predatorio, gli indagati, pubblici ufficiali, non hanno esitato a ricorrere a forme di violenza morale» e hanno «posto in essere una quantità seriale di falsi e di truffe che forniscono il riscontro di una modalità operativa e creano la complessiva credibilità dell’insieme e della volontà acquisitrice». Intanto l’Agenzia delle entrate, che ha sospeso i dipendenti indagati, ribadisce la «massima collaborazione» con l’autorità giudiziaria.
LA REGISTRAZIONE
E’ stato lo stesso imprenditore a consegnare ai militari il file del suo colloquio con Gloria sul pagamento di 50 mila euro per chiudere il verbale di contestazione: «Lo so che ti stai comportando correttamente – si legge nella trascrizione – io mi sto comportando correttamente nel senso che ti potevo dire: chi se ne frega ciao. Io ho preso più tempo possibile, nonostante ci sto a discute.. Rimanga tra noi, questo discorso che abbiamo fatto su di lui (si riferisce a Costantini, annota la Finanza) rimane tra noi, capito? A me chi mi frega più di tutti è la mia amministrazione, parto da un altro concetto, capito? A me, chi me ruba, sò loro. Perciò – continua – parto da un altro presupposto, tutto quello che vedi in più… è tutto… me riprendo solamente una particella de quello che non me danno loro, per quello che stacchi, capito? Non mi creo scrupoli».

IL MESSAGGERO