Matteo incassa l’elogio del Colle «Subito Senato e legge elettorale»

EUROPA UE BRUXELLES

La possibilità di una «terza via» tra il rigore in salsa tedesca e l’euroscetticismo lepenista e grillino, Matteo Renzi l’ha evocata ieri mattina durante la conferenza stampa nella quale, frenando l’entusiasmo, ha raccontato cosa il Pd, la maggioranza e il governo devono fare per mantenere e far crescere quel 40,8% ottenuto il giorno prima. Alla cena dei ventotto capi di stato e di governo di questa sera a Bruxelles, Renzi va per ascoltare le analisi del voto che faranno i colleghi capi di stato e di governo. Una curiosità mista a scetticismo visto che l’esito delle elezioni europee era in gran parte annunciato. 
TELEFONATE
Ciò che non era previsto nè a Berlino o Bruxelles è invece il risultato ottenuto dal Rottamatore che questa sera potrà presentarsi come unico vincitore a quel tavolo dove siedono vecchie glorie dell’europeismo. La secca sconfitta di Hollande, il fatto di essere il maggior azionista del Pse e prossimo presidente di turno dell’Unione, conferiscono a Renzi un ruolo decisivo di interlocuzione con Angela Merkel. Con la Cancelliera, il presidente Hollande e il primo ministro inglese David Cameron, Renzi ha scambiato complimenti e riflessioni ieri mattina al telefono e questa sera la cena nel palazzo di Justus Lipsiu sarà occasione per un primo giro d’orizzonte in vista del pacchetto di nomine che attendono parlamento e commissione europea. La mancata vittoria di Martin Schulz, candidato del Pse, e la maggioranza risicata spuntata dal Ppe che schierava Jean Claude Juncker, azzerano di fatto i nomi della vigilia e stasera i Ventotto assegneranno a Van Rompuy (presidente del Consiglio Europeo) il compito di effettuare una ricognizione per giungere ad un candidato comune. Ai riti europei Renzi non intende sottrarsi, ma stasera – dopo aver ascoltato i colleghi più anziani – proverà a tratteggiare le modalità diverse per arrivare ad una nuova Europa. Ovvero parlare prima di obiettivi e programmi e poi delle poltrone e delle deleghe da spartirsi. «Noi – sostiene Renzi- abbiamo un’ambizione più ampia del mettere, scegliendo uno o più figure istituzionali, bandierine. Chiederemo che il rinnovo dei vertici europei sia impostato non solo sui nomi ma su cosa vogliamo far fare».
Delineare le basi per una riforma dell’Unione Europea, smussare il rigore del 3% e tentare di avviare la modifica dei trattati attraverso il varo di una nuova Costituente, è la mission che Renzi intende assegnare al semestre italiano che comincerà il 2 luglio con il discorso che Renzi terrà al parlamento di Strasburgo.
DESTINI
Del risultato elettorale e del doppio appuntamento internazionale (oggi la cena con i Ventotto e la prossima settimana il G7), Renzi ha parlato ieri con il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano con il quale si incontrerà oggi prima di volare per Bruxelles. Alla soddisfazione del Capo dello Stato per la partecipazione al voto e per la prova di stabilità uscita dalle urne, si unisce la preoccupazione per il destino dell’Europa e della moneta unica e per le riforme istituzionali che dovrebbero dare maggiore efficienza al nostro Paese. Su quest’ultimo punto Renzi ha rassicurato il Capo dello Stato sul timing. Ovvero che la riforma del Senato entrò l’estate passerà in doppia lettura e che anche l’Italicum verrà approvato a palazzo Madama seppur con delle modifiche che costringeranno il ritorno del testo a Montecitorio. 
La telefonata che gli ha fatto ieri Silvio Berlusconi per complimentarsi della vittoria, permette a Renzi di ritenere completamente in piedi ”il patto del Nazareno” anche se non chiude la porta a possibili nuovi arrivi nell’alveo della ”maggioranza” che si occupa di riformare il Paese. Battere il ferro tenendolo sempre a temperatura, resta il punto di forza del presidente del Consiglio che continuerà nel pressing sul Parlamento affinchè licenzi quanto prima la mole di decreti e di provvedimenti in arrivo da palazzo Chigi. «Non ci sono più scuse per fare le riforme che abbiamo promesso», attacca Renzi puntando il dito non tanto sui gufi – più o meno battuti nelle urne – quanto nei confronti dei frenatori che il presidente del Consiglio scorge «nei palazzi della politica». 

Il Messaggero