Matteo blinda il Nazareno e il centrodestra torna diviso

EVENTO "TED X FIRENZE: INNOVAZIONE E OTTIMISMO"

L’uno ha evitato l’altro e il terzo non si è nemmeno presentato. Renzi può dormire sonni tranquilli. Almeno sino a quando la fotografia del centrodestra resterà quella scattata ieri, con Berlusconi e Alfano che si sono accuratamente evitati durante la cerimonia dei saluti al Quirinale e il leghista Salvini che si è distinto dai due disertando l’appuntamento.
ATTESA

Il patto del Nazareno non è in discussione, ammesso lo sia mai stato veramente. Come si inabissa il tentativo di riunificazione del centrodestra tentato da Ncd e FI in occasione delle trattative sul Quirinale. Il presidente del Consiglio non ha mai avuto dubbi nel merito e la battuta rivolta all’azzurro Sisto sul «pactus interruptus», segnale solo l’esigenza di far passare qualche settimana prima di mettere nuovamente «il turbo alle riforme» che riporrà ad Alfano e Berlusconi il problema di come tenere compatti partito e gruppi per evitare di cadere in quella che gli azzurri più maliziosi definiscono la «buca delle elezioni anticipate che Renzi sta preparando». L’agenda di palazzo Chigi non dà tregua prevede che la riforma costituzionale venga approvata a metà mese, mentre per il varo definitivo dell’Italicum si dovrà attendere primavera. Slittamenti tattici e non di contenuto come si comprende dalle parole pronunciate ieri sera da Renzi a ”Porta a Porta”, e persino dalle dichiarazioni fatte da Berlusconi ieri mattina nel salone delle feste del Quirinale: «D’ora in avanti voteremo solo ciò che ci convince veramente». In sostanza il più classico ”chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato” intriso di realismo verdiniano. D’altra parte al Cavaliere sono bastati i pochi minuti in auto con Letta e la mezzora trascorsa faccia a faccia con Denis Verdini per rientrare rispetto alle ipotesi bellicose che si sono agitate in questi giorni nei gruppi parlamentari. Non c’è dubbio che l’invito ricevuto dal Quirinale ha avuto sul Cavaliere l’effetto di un calmante. Trovarsi ieri in mezzo alle più alte cariche dello Stato ha significato, per il già quattro volte presidente del Consiglio, un riconoscimento del ruolo che ha avuto e che ha come leader di una delle maggiori forze di opposizione che sta partecipando al processo di ammodernamento delle istituzioni. Uno strappo sulle riforme, per «uno sgarbo ricevuto» da un premier «birichino», non sarebbe facile da spiegare al proprio elettorato e su questo si fonda la convinzione di Renzi che alla fine Berlusconi terrà fede al patto del Nazareno e non metterà in un angolo Verdini che di quel patto è uno dei custodi e l’unico interlocutore di FI che il premier continua a riconoscere. Riforma costituzionale e legge elettorale non sono in discussione. E’ però anche vero che ieri sera, durante la cena a palazzo Grazioli, ci si è a lungo interrogati su dove orientare l’opposizione nel tentativo di risollevare le percentuali di FI che attualmente viaggiano sull’undici per cento. Il Cavaliere ne ha discusso prima con Raffaele Fitto e poi in ”plenaria” (ovvero con i componenti il cerchio magico). Argomento, quello della fisionomia dell’opposizione di FI, importante anche in vista delle amministrative di primavera. Analoga riunione serale, forse un po’ più accesa, l’ha tenuta l’Ncd, ma la musica non cambia. Almeno rispetto al governo.
EVASO

In sostanza Renzi ha lasciato a FI, e soprattutto al Nuovo-centrodestra, solo qualche giorno «per leccarsi le ferite», perché dalla prossima settimana si ricomincia con i decreti attuativi del jobs act, con la sempre complicata conversione del milleproroghe, la riforma della pubblica amministrazione e il contestato decreto sulle banche popolari il cui varo avverrà con voto di fiducia. Senza contare che il 20 febbraio il consiglio dei ministri tornerà ad occuparsi della delega fiscale (rivedendo la norma sulla rilevanza penale del 3% di reddito evaso) e dovrebbe varare anche un pacchetto di liberalizzazioni. Una fitta serie di provvedimenti sui quali si misurerà il concetto di «vigilanza» e di «arbitro» che ieri Sergio Mattarella ha ribadito nel suo discorso alla Camera e sul quale lo attendono il M5S, Sel e la sinistra del Pd.

Il Messaggero