Manita dell’Olanda Spagna allo sbando

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I campioni del mondo ne hanno presi cinque, i numeri dicono che è la quinta volta che i detentori del titolo perdono all’esordio del mondiale successivo, ma la manita mai, è un altro primato che Del Bosque potrà vantare. È come se ci sentissimo tutti più buoni, la Roja ci ha bastonato tutti a giro d’orologio, adesso il meccanismo si è inceppato di brutto, prima la Spagna andava via come il pane, adesso non va più. Un gruppo di volenterosi marinai gli ha teso il trappolone, si sono presentati dimessi e fintamente rassegnati, hanno chiesto scusa per non saper produrre un calcio altrettanto di livello, poi in piena notte hanno assalito il vascello e hanno fatto razzia di tutto. Alla Spagna alla fine non è rimasto più niente. 
E potevano essere sei, o sette, o otto. I segnali c’erano, è in lenta involuzione, ma percettibile, nonostante con il traditore Diego Costa centravanti qualcosa sia cambiato. La Spagna resta ben salda ai suoi principi, Xavi Hernandez alla vigilia aveva chiesto: perché dovremmo cambiare una storia vincente? Ma gli anni passano anche per Iniesta e Piquè. L’Olanda è inferiore in tutto, tecnica, intelligenza, idee, ma dopo 8 minuti Robben gliela mette sul piede a Sneijder che è bravissimo a prendere posizione, guadagnare campo su Piquè e presentarsi solo davanti a Iker Casillas giusto per sparargli addosso. Mai stata una sua prerogativa, resta un giocatore istintivo dal buon piede senza la visione completa della porta. Casillas è bravo a restare in piedi e a mulinare le braccia, ma solo davanti al portiere è sempre un’occasione d’oro che se sbagli poi paghi.
Il possesso palla già evidente si fa ancora più spietato, la Spagna prende campo, fa girare e crea, all’11’ solo una chiusura eroica di Vlaar su Diego Costa impedisce ai campioni del mondo di portarsi in vantaggio. Nove minuti più tardi è David Silva a dormire in area senza riuscire a servire Diego Costa smarcatissimo in area. L’arma di Louis Van Gaal è un pressing molto fastidioso, entrate secche, palla o piede, anticipi quando è possibile e palloni in avanti giusto per rifiatare. Dietro la difesa è molto dinamica, a tre, a quattro, a cinque, e davanti il caos organizzato di Sneijder non concede riferimenti, a volte è in linea con Robben e Van Persie, a volte gioca dietro ai due, oppure si fa gli affari suoi e sparisce per riapparire all’improvviso. La Spagna è quella di sempre, metodica e precisa ma l’aiutino arriva anche a lei quando il nostro Rizzoli vede un contatto inesistente fra de Vrij e Diego Costa. In area ma inesistente. Il traditore non simula, scivola. de Vrij non tocca niente, neppure la palla. Rizzoli è ingannato, indica il dischetto, Xabi Alonso agli undici metri non sbaglia, il vantaggio ci sta, il rigore no.
A quel punto l’Olanda alza mica male il suo baricentro, Van Persie ha subito un’occasione straordinaria per pareggiare su centro di Blind che attraversa tutta l’area. Ma è stata un’occasione isolata, è sempre la Spagna a farsi applaudire, la palla di Iniesta a David Silva è enciclopedica, il pallonetto è deviato sopra la traversa da Gillessen. Ognuno è autorizzato a pensare che Del Bosque li porterà fino in fondo, giocano calmi come se lo scopo non fosse metterla dentro ma passeggiare al parco. E cominciano a diventare talmente simpatici da non credere. Ma a questo punto è stato come entrare nella macchina del tempo. Sarà anche stato il flusso cosmico a cambiare l’inerzia, ma succede, Van Persie vola come se fosse a bordo vasca e pareggia, Robben aggancia di sinistro, si lega la palla al piede fa fuori Sergio Ramos e Piqué e scolpisce Casillas per la seconda volta, poi traversa di Van Persie, gol di de Vrij, doppietta di Van Persie, girandola palla al piede in area di Robben, fanno cinque. E cinque sono sempre tanti.

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