Mafia Capitale, chiesto il 41-bis per Carminati Il ministro verso il sì

Mafia Capitale

Per Massimo Carminati si annuncia un Natale davvero solitario. Ieri, la procura di Roma ha inviato a via Arenula la richiesta di carcere duro (ovvero di 41 bis) per il presunto boss della Mafia Capitale. E la decisione del ministro della giustizia Andrea Orlando potrebbe arrivare entro Natale, quasi certamente sarà nero su bianco per la fine del 2014 visto che il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap) ha già avviato l’istruttoria e sul merito è stato chiesto un parere anche al procuratore nazionale antimafia Franco Roberti. Difficile, a meno che non giunga qualche parere negativo, che il Guardasigilli scelga di rifiutare la sua firma proprio al principale protagonista di un’inchiesta su cui ha scelto di pronunciarsi in diverse sedi. Anzi, nei corridoi del ministero si prevede che la pratica si risolverà in un paio di giorni, dunque in tempo per chiudere tutto prima dell’inizio delle festività.
IL FILE GUARDIA DI FINANZA

Di certo l’inchiesta della procura di Roma sembra mostrare una rete di relazioni sempre più articolata. Con un vorticoso giro di soldi. Quando nei giorni degli arresti la Guardia di finanza si è presentata nello studio di commercialista di Stefano Bravo, accusato di essere colui che si occupava di far filtrare i soldi all’estero per alcuni degli indagati e soprattuto per Luca Odevaine, ha trovato uno strano file che lo stesso Bravo aveva chiamato, forse con intenti ironici, ”Guardia di finanza”: all’interno ci sono le fatture della cooperative Abitus e Il Percorso e della fondazione Integra/azione con cui Luca Odevaine giustificava i pagamenti che le cooperative di Buzzi e soci gli facevano arrivare. Le fatture sono in tutto ventidue, con valori che vanno dalle poche migliaia ai 20mila euro. Troppo poche, hanno obiettato gli uomini delle fiamme gialle, tanto che Bravo è costretto ad obiettare a verbale: «In merito alle fatture del 2011, le ricerche condotte presso il mio studio non mi hanno consentito di rinvenirle. Presumo che a seguito di un trasloco le stesse possano essere finite fuori posto». Un anello importante per garantire un flusso costante di informazioni e denaro sembra rappresentato da Mario Schina, ex responsabile dell’ufficio decoro del comune di Roma, quindi divenuto membro della cooperativa di Odevaine il Percorso. Schina, scrive il Ros, «ha un ruolo di raccordo tra gli interessi riconducibili al Buzzi, in parte identificabili con le attività delle cooperative che a lui fanno riferimento e l’Odevaine». Il fratello, Lino Schina, è anche lui un commercialista ed è stato perquisito lo stesso giorno: la procura vuole sapere che ruolo avesse nella gestione degli affari delle cooperative.
SMERIGLIO IN PROCURA

Intanto, il tribunale del Riesame di Roma si appresta a chiudere il primo capitolo di valutazione dell’inchiesta curata dallo stesso procuratore capo Giuseppe Pignatone, dall’aggiunto Michele Prestipino e dai pm Giuseppe Cascini, Paolo Ielo e Luca Tescaroli. Questa mattina, si discuteranno i ricorsi di una decina di detenuti, tra i quali l’ex ad di Ama Franco Panzironi, accusato di associazione per delinquere di stampo mafioso, corruzione e turbativa d’asta. Ieri, il vice governatore del Lazio Massimiliano Smeriglio si è presentato in procura per annunciare l’intenzione di costituirsi parte civile nel processo. E sempre ieri, il Movimento 5 stelle ha presentato un’interrogazione per chiarire se una delle intercettazioni depositate recentemente sia riferita al capogruppo Pd alla Regione: «A seguito della pubblicazione dell’intercettazione telefonica in cui Buzzi e Carminati parlano di somme da corrispondere a tal ”Vincenzi” chiediamo all’omonimo capogruppo del Pd, di chiarire se quando era assessore ai lavori pubblici della giunta Zingaretti della Provincia di Roma siano stati o meno aggiudicati appalti a una delle ditte coinvolte nell’inchiesta».

Il Messaggero