M5S, prove di scissione alle Camere

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Arrivano in ordine sparso con l’espressione annoiata di chi sta per partecipare ad una noiosa riunione condominiale. É sera, fuori piove, si sbadiglia ancora prima di cominciare. I dissidenti hanno già fatto sapere agli amici che daranno forfait. Uno sgarbo per deligittimare la prima uscita ufficiale del direttorio pentastellato. Ma anche un segnale: c’è un gruppo che potrebbe staccarsi e che ormai si coordina autonomamente. Alla Camera ma anche a palazzo Madama dove i venti di scissione soffiano da sempre. Tra fuorisciti, esodati e senatori se ne contano ormai una ventina. Se non fossero pianeti dispersi il nuovo gruppo sarebbe nato. Francesco Campanella, espulso, ha provato a compattarli. Il tentativo è fallito. «Volevo costituire un gruppo che non fosse una ruota di scorta della maggioranza e non ci sono riuscito», ammette il parlamentare siciliano entrato nell’orbita di Tocci e Civati.
BLITZ DEL GURU

Grillo è stanchino e allora ecco che si rivede Casaleggio arrivato ieri mattina a Roma per incontrare i 5 del cerchio magico, Di Battista, Di Maio, Ruocco, Sibilia e Fico. «Se vogliono andare vadano, facciano pure, liberissimi…», sembra abbia detto il guru dinanzi all’ipotesi di una scissione. Rizzetto, Prodani, Mucci, Currò, dissidenti ormai borderline non ci sono. Mancano anche gli amici di Artini, il deputato toscano espulso insieme a Paola Pinna. Il tesoriere Vacciano si è preso 2 o 3 settimane per decidere il da farsi. Si sono contati: 17 deputati. Marta Grande, Roberto Cotti, Gessica Rostellato e Tatiana Basilio ci sono ma vivono ormai da separati in casa.
Con Casaleggio si è parlato di organizzazione. I parlamentari d’ora in poi saranno molto più presenti nelle città, ci saranno eventi, incontri, «andate nei territori, fate rete con consiglieri e sindaci». È la risposta all’opa che Pizzarotti, il sindaco di Parma, vorrebbe lanciare sul Movimento. L’appuntamento, del 7 dicembre, la kermesse organizzata da “Pizza” viene vissuta come una provocazione. Facile immaginarsi dunque la reazione dell’esecutivo pentastellato quando Giuliana Sarti, deputata emiliana, ha proposto ai suoi colleghi di partecipare all’Open day. Nella sala dei gruppi è calato il silenzio.
Il domandone insomma è sempre lo stesso: ci sarà la scissione? «Se vinceranno la paura del blog, se non avranno il timore di affrontare gli attivisti e di spiegare perché lo hanno fatto, il gruppo si staccherà», spiega un deputato che sta «riflettendo sul da farsi» e sa che «tagliare il cordone ombelicale» non è facile. Un’espulsione di massa insomma faciliterebbe le cose ma non è quello che in questo momento Casaleggio vuole. Casomai dopo. Ora si può salire sull’onda lunga della «Mafia romana» e cercare di ripartire di slancio dopo la batosta delle regionali. Per non dare il fianco a nuove accuse quasi tutti hanno versato intanto la quota di indennità al fondo creato da Grillo. Solo in 4 non lo hanno ancora fatto. Cartellino rosso?

Il Messaggero