L’ok finale della Ue alla manovra rinviato a venerdì Francia nel mirino

EUROPA UE

La «giuria» europea si appresta a dare il suo giudizio finale sulle manovre di Francia, Italia, e Belgio. Verdetto che arriverà venerdì, con uno slittamento di un paio di giorni rispetto alla prima data indicata, cioè mercoledì. Scontato, come già anticipato, il via libera alla legge di stabilità italiana a patto che il governo continui sulla strada delle riforme. Il giudizio positivo di Bruxelles «mostra – ha commentato il ministro Maria Elena Boschi – che l’Europa apprezza i nostri sforzi».
Qualche problema potrebbe averlo invece la Francia. Fonti europee parlavano ieri di riunioni senza sosta a Bruxelles per definire una posizione che eviti sanzioni a Parigi, ma che nello stesso tempo affermi la necessità di «rigore» nelle riforme. In sostanza, la valutazione della legge finanziaria presentata dalla Francia «dovrà essere discussa venerdì dal collegio dei Commissari», ovvero dal più alto livello politico dell’esecutivo Ue. Accordo confermato invece sull’Italia, che non sarà sottoposta a procedure, ma sarà tra i sei paesi «rimandati» a marzo. Oltre a Francia, Italia e Belgio – confermati dalle fonti – tra i sei paesi ci sarebbero anche Spagna, Portogallo e Austria. Prova delle tensioni che esistono alla vigilia del verdetto dell’Ue, il battibecco tra il ministro delle Finanze francese Michel Sapin e il commissario tedesco all’Economia digitale, Gunther Oettinger. Oettinger ha aperto le ostilità dal fronte del rigore, chiedendo inflessibilità nei confronti di una Francia definita «deficitaria recidiva». Irritato Sapin ha chiesto di finirla con queste «bambinate che consistono nel ragionare solo in termini di sanzioni e ricompense». Sapin ha definito «poco costruttive» le dichiarazioni di Oettinger (collega di partito di Angela Merkel) e si è detto certo che al contrario i commissari in carica per gli affari Economici, tra cui il francese Pierre Moscovici, vogliono invece «trovare soluzioni».
FLESSIBILITA’

La soluzione trovata dalla Commissione dovrebbe essere: «prendere tempo, sospendere il giudizio». Nessuna sanzione né tantomeno nessuna procedura per infrazione almeno fino all’inizio del prossimo anno, quando la Commissione potrà vederci più chiaro sull’attuazione dei bilanci 2014. Sempre secondo fonti europee, a Bruxelles, è guerra aperta tra i falchi come Oettinger («che non è solo») e le colombe che esitano a umiliare paesi «grossi» dell’Unione, in particolare la Francia, seconda economia dell’Eurozona. Tra i due fronti, il presidente della Commissione Junker occupa una posizione centrale ed è all’attiva ricerca di un compromesso che eviti accuse di favoritismi, ma che non rinneghi la nuova linea a favore di crescita e investimenti. La Francia ha già assicurato che farà tutte le riforme strutturali promesse, inclusi 50 miliardi di tagli, ma ha fatto sapere che sarà impossibile riportare il deficit al 3 per cento (oggi è a 4,3) prima del 2017.

Il Messaggero