L’Italia e la beffa del protocollo «Entrino, ma poi in isolamento»

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Il sindaco di Vicenza Achille Variati ha rassicurato la popolazione evitando il panico. Ma contemporaneamente ha puntato i piedi col “suo” governo e ha preteso che gli undici militari Usa di ritorno dalla Liberia e destinati alla base Del Din fossero sottoposti a tutti i controlli previsti dal protocollo internazionale Usmaf. Ossia che anche gli Stati Uniti accettassero le nostre regole. E così l’arrivo nella caserma, dove l’extraterritorialità sottrae all’Italia un pezzo di giurisdizione, è stata mediata dal ministero della Difesa e della Salute. I militari sono passati dall’aeroporto di Pratica di Mare sottoponendosi ai controlli dei nostri uffici di sanità marittima, aerea e di frontiera secondo il protocollo europeo. Quello previsto per tutti gli immigrati dopo l’allarme Ebola che stabilisce anche 21 giorni di quarantena.
L’ACCORDO

L’Italia non aveva alternative, perché quel pezzetto di territorio, che ricade nel comune di Vicenza, da sempre malvisto dai residenti e al centro di mille polemiche, è a tutti gli effetti terra americana. Fuori dalla nostra giurisdizione. Il sindaco, responsabile della salute nel territorio, ha rassicurato la popolazione e ha smentito le voci incontrollate sul rischio contagio che cominciavano a circolare. Ma la mediazione del ministero della Difesa ha portato all’applicazione delle nostre misure di sicurezza. L’accordo è stato raggiunto dopo il confronto tra il ministero della Salute e i vertici militari statunitensi, seguito a una prima sollecitazione arrivata proprio da Variati che aveva sollevato il problema delle presenza in città dei militari provenienti dalla missione.
IL PROTOCOLLO

Per gli undici soldati Usa la quarantena è scattata in base a un protocollo internazionale, firmato anche dall’Italia: per soldati e operatori di ritorno da Paesi colpiti dall’epidemia è previsto l’isolamento di 21 giorni, nel Paese di partenza o in quello di arrivo. I marines non potranno uscire dalla caserma. Secondo il protocollo, che coinvolge i soldati americani di stanza sia nella base di Vicenza che in quella di Aviano, tutti i militari di ritorno dalla missione in Liberia sono atterrati nell’aeroporto militare di Pratica di Mare per essere controllati dagli operatori Usmaf. Nessuno di loro, almeno in base a quanto dichiarato ai medici, ha avuto contatti con persone che avessero contratto il virus. Solo al termine dei controlli, i soldati sono stati autorizzati a rientrare nelle basi di appartenenza ed è stata disposta la quarantena. Adesso il monitoraggio sarà costante. La procedura prevede che se un solo soldato presente a bordo degli aerei provenienti dalla Liberia dichiarasse di essere stato a contatto con il virus, tutti i passeggeri vengano automaticamente messi in quarantena. Secondo il Pentagono si tratta di una «misura precauzionale» e l’ambasciata americana a Roma ha precisato che «il rischio potenziale di infezione è basso, dal momento che in Liberia i militari non hanno avuto contatto con persone contagiate dal virus». E anche il sindaco lo ribadisce: «Il Prefetto e le autorità militari americane mi hanno assicurato che tutti i militari tornati dall’Africa sono sani. Nessuno di loro presenta i sintomi dell’Ebola». Poi ha aggiunto che «sono comunque costantemente monitorati, come stabilito dal rigido protocollo ministeriale».

Il Messaggero