Libia, Renzi esclude la guerra Ma lavora già alla coalizione

Matteo Renzi press conference, Rome

«L’intervento in Libia non è un’ipotesi sul tappeto», si è affrettato a spiegare ieri pomeriggio Matteo Renzi. Una precisazione che poche ore prima più di una cancelleria aveva sollecitato prima di dare il via libera al consiglio europeo straordinario di dopo domani. Il timore di Londra, Parigi e in parte di Berlino, di trasformare un vertice sull’emergenza umanitaria in una riunione sul caos libico era e resta fortissimo. Le resistenze iniziali ad un Consiglio straordinario sono state consistenti, ma le immagini del naufragio, lo spaventoso numero di morti e l’immediato pressing politico del presidente socialista dell’Eurogruppo Gianni Pittella sul presidente della Commissione Jean Claude Juncker, hanno alla fine convinto Donald Tusk, presidente del Consiglio Ue a convocare la riunione.
FUOCORenzi sa che l’assenza di una strategia condivisa sull’emergenza immigrazione rischia di trasformare la riunione nell’ennesima sfilata di buoni propositi con qualche soldo in più per la missione Triton. Forte dell’appoggio di Obama, il presidente del Consiglio è però pronto ad alzare la posta del problema rovesciando giovedì su Bruxelles non solo il problema umanitario ma anche quello relativo alla sicurezza dell’Italia e della stessa Europa. Non sarà facile scuotere l’indifferenza dei paesi del Nord Europa e gli interessi di Parigi e Londra che dal 2011 lavorano per sostituire gli Stati Uniti nel tradizionale ruolo svolto per decenni nel Nord Africa. Reduce dall’incontro alla Casa Bianca, Renzi ha ben chiaro come Washington non intenda togliere direttamente le castagne dal fuoco all’Europa, ma resta la volontà americana di affidarsi agli alleati per mettere ordine nelle regioni non direttamente vitali per l’interesse americano.
«Da oggi c’è la consapevolezza che nella partita sulla stabilità della Libia l’Italia non è sola ed è pronta ad assumersi la leadership diplomatica», ha sostenuto venerdì scorso Renzi parlando alla Casa Bianca con Obama alla sua sinistra. La riunione di giovedì a Bruxelles rappresenta per Renzi il primo tassello per costruire un piano B in vista di un più che probabile fallimento dei tentativi del mediatore Onu di metter pace tra le fazioni libiche. Un fallimento, quello di Bernardino Leon, che spingerebbe la Libia verso la frantumazione e una guerra civile in stile Somalia. Scenario che potrebbe far piacere all’Egitto e alle sue ambizioni in Cirenaica, come la Francia che sulla regione del Fezzan protegge l’interesse del Ciad, ma che preoccupano l’Italia. Nell’ultima bozza del ”Libro bianco per la sicurezza nazionale e la difesa” che oggi il ministro Pinotti illustrerà al Capo dello Stato Sergio Mattarella nella riunione del Consiglio Supremo di Difesa, si legge che in alcune aree della regione euro-mediterranea «profondi sconvolgimenti economici, politici e sociali hanno generato nuovi e violenti fenomeni criminali, sanguinose guerre civili e il radicamento del terrorismo transnazionale, che vede nell’immigrazione clandestina e nel proselitismo militante potenziali strumenti di diffusione anche in Europa. Queste criticità e la dipendenza energetica da taluni di questi Paesi, rendono la stabilita della regione euro-mediterranea un vitale interesse nazionale».
PIRATIE’ per questo che a Renzi non può bastare che la riunione di Bruxelles si concluda con una manciata di euro in più per la missione ”Triton” o per ”Frontex”. Distruggere i barconi della morte nei paesi d’origine, come suggerisce il governo maltese richiamando i precedenti delle missioni antipirateria, può essere invece un primo passo per un intervento diretto dell’Europa sul territorio libico. Un intervento che costruisce le basi per una coalizione, guidata dall’Italia, pronta ad intervenire – sempre su mandato del Consiglio di sicurezza dell’Onu – qualora i tentativi di Leon dovessero fallire.
«La guerra ai mercanti di morte» che ieri ha dichiaro Renzi, l’arresto di oltre mille scafisti annunciato dal ministro Alfano, l’attivismo dell’Alto rappresentante Mogherini, pongono l’Italia in prima linea nella lotta al terrorismo dell’Isis. Con tutti i rischi militari e politici di cui Renzi sembra essere consapevole.

Il Messaggero