Lezione di tedesco a un’Italia orripilante senza orgoglio e dignità. Conte sbaglia tutto

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C’è sempre una prima volta. La Germania non batteva l’Italia da quasi ventun anni e chissenefrega se, a livello di gare ufficiali, gli azzurri rimangono senza sconfitte. Di amichevole, il test di stasera aveva solo l’etichetta e le quattro legnate di Monaco fanno molto male. Cinque giorni dopo la brillante esibizione di Udine contro i campioni d’Europa, per dirla con il lessico del ct, l’Italia ha fatto come i gamberi e ha preso un’imbarcata in casa dei campioni del mondo.

Sconfitta durissima da digerire per una squadra andata in campo senza carattere, senza forza, senza orgoglio, meritatamente bastonata da una Germania che, pure, fra amichevoli ed eliminatorie di Francia 2016, aveva perso 3 delle ultime 4 partite, l’ultima contro l’Inghilterra di Vardy, il Tacco di Leicester. All’Allianz Arena, sul 4-0, solo il tenero Trap in tv ha avuto il candore di affermare che bisogna vedere il bicchiere mezzo pieno. Invece, è stata un’umiliazione che riporta alla memoria la batosta presa contro la Spagna nella finale dell’Europeo 2012, anche se, a Monaco, almeno un gol l’Italia l’ha segnato. Nel calcio ci può stare tutto, ma non ci può stare una prova così bolsa, così molle, così tremebonda, così urticante quanto a incapacità di battersi, sia pure contro i campioni del mondo in carica. Lo dimostra la cronaca di un’autentica disfatta.

Primo tempo: due squadre a specchio si affrontano all’Allianz Arena. Loew risponde con il 3-4-3 al 3-4-3 di Conte che ripresenta subito Bernardeschi, Insigne e Zaza, il tridente brillante di Udine. L’avvio azzurro è disinvolto e la Germania, sorniona, aspetta l’Italia nella propria metà campo per ripartire in velocità. Montolivo va in interdizione, ma ha la velocità di un bradipo; discreta la tenuta difensiva di fronte a Goetze, Muller e Draxler che non danno punti di riferimento e svariano in continuazione. Gli azzurri peccano di imprecisione in fase d’appoggio, mentre Zaza si dà un gran daffare, sostenuto da Insigne che cerca spesso il dialogo con Bernardeschi. Ma è la Germania a passare con merito: Bonucci e Acerbi sbagliano in fase di disimpegno e Kroos (undicesimo gol in Nazionale) ha tutto il tempo di prendere la mira e fulminare Buffon quando non è ancora il minuto 25.

L’Italia soffre la lentezza di Thiago Motta e a nulla servono i lanci lunghi e fuori misura di Bonucci, nel vano tentativo di raggiungere Zaza. Buffon smanaccia in angolo la conclusione di Muller, terminale offensivo di una squadra che si muove a meraviglia e fa della proprietà di palleggio il suo eloquente biglietto da visita. La prima, sballata conclusione dell’Italia, arriva alla mezz’ora, guarda caso con Insigne, sicuramente il più attivo. Poi Goetze castiga Buffon.

Intervallo: l’Italia è una tartaruga pavida nonostante le acclarate lepidezze di Ter Stegen che, con il pallone fra i piedi, non è certamente Neuer. Germania implacabile. Urge che Conte suoni la sveglia.

Ripresa: Conte non cambia nulla, ma negli spogliatoi deve avere strigliato la squadra che accenna qualche segno di vita. E’ un fuoco di paglia. Insigne è sempre il più vivace, Bernardeschi e Zaza gli tengono bordone, ma Montolivo e Thiago Motta continuano a tessere l’elogio della lentezza. E, puntuale, arriva il terzo gol di Hector su deliziosa iniziativa di Draxler che ribadisce come mai la Juve l’avesse cercato così tanto durante l’ultima estate. E siccome le cattive notizie non arrivano mai sole, ecco che si fa male Bonucci. Lo rimpiazza Ranocchia che sfiora pure il gol. Quando Conte capisce l’antifona, è troppo tardi. Tant’è vero che è proprio El Shaarawy a segnare il gol della bandiera dopo che i tedeschi erano andati di rigore sul 4-0. Alla buon’ora, lo strazio finisce: mai l’Italia di Conte ave assunti un ko con tre gol,di scarto. Mai l’Italia di Conte aveva giocato così male. L’Europeo degli azzurri comincerà il 13 giugno, a Lione, contro il Belgio. Stasera da salvare ci sono solo Insigne e Bernardeschi. Il resto è il nulla. Ma non può essere questa la vera Italia. Se lo fosse, tanto varrebbe restare a casa. Conte sostiene che 16 azzurri su 23 hanno il posto sicuro. Sarà meglio che rifaccia i calcoli.

Corriere dello Sport.it