Legge elettorale Renzi: basta rinvii Ma Berlusconi: niente diktat

RENZI

La giornata è stata aperta da Matteo Renzi con un tweet: «Il tempo dei rinvii, dei tavoli tecnici, dei gruppi di lavoro è finito. Ora è tempo di decidere». Il pressing del premier è venuto a poche ore dal comitato di presidenza di FI che doveva decidere se dare l’ok all’Italicum riveduto nel vertice di maggioranza di lunedì sera. Le schermaglie tra azzurri e Pd erano già iniziate al mattino con Renato Brunetta che al Gr1 dichiarava che «il patto del Nazareno non c’è più, perché il nuovo impianto della legge elettorale è tutt’altra cosa rispetto a quello che abbiamo approvato a marzo. Se Renzi ha deciso unilateralmente di buttare quel testo, allora – affermava il capogruppo di FI – vada avanti con la sua maggioranza».
DUELLO BRUNETTA-LOTTI

A Brunetta replicava prestamente il sottosegretario Luca Lotti, sostenendo che, se le parole del capogruppo «interpretano il pensiero di Berlusconi, è inutile l’incontro tra Renzi e il leader di FI». A ufficializzare la posizione degli azzurri è stato lo stesso Berlusconi, dopo il comitato di presidenza del partito e non prima di aver incontrato Raffaele Fitto, col quale ha siglato una pace, almeno temporanea. «Sì al confronto sulla governabilità, ma no a diktat sulla legge elettorale e forte opposizione sui temi economici», è la sintesi con cui il Cav ha cercato di ricompattare il suo partito su una linea di «opposizione responsabile». Un documento poi votato all’unanimità consente a Berlusconi di esprimere «grande soddisfazione per la rinnovata unità del partito» e per «il documento con cui mi su ribadisce affetto, stima e fiducia, dandomi pieno mandato a trattare con il presidente Renzi sulle riforme, in particolare su quella costituzionale e su quella elettorale».
Nel merito della riforma elettorale ha detto la sua in serata lo stesso Matteo Renzi a ”Porta a Porta“. «Nel caso specifico il problema – ha osservato il premier – non credo sia Berlusconi ma i suoi, i Brunetta, i Fitto. Io penso che Berlusconi voglia fare l’accordo istituzionale, conviene a tutti che le regole del gioco si facciano insieme, poi abbiamo idee diverse sulla giustizia, sul fisco. Ma se poi c’è Brunetta che fa il controcanto…». All’osservazione che in FI è forse scoppiata la pace, Renzi replica ironico: «Speriamo. Litigare fa sempre male. Improvvisamente FI mostra libertà interna: tutta insieme le ha fatto male…».
Quanto all’auspicato coinvolgimento nelle riforme di forze esterne alla maggioranza, il presidente del Consiglio sostiene: «Le regole del gioco si fanno insieme, ma questo non significa che se non sono d’accordo non si fanno. Io prima voglio farle e poi insieme». E sulle perplessità di Berlusconi e dei suoi sul premio alla lista, Renzi dice: «Il meccanismo per cui chi arriva primo vince era l’idea di Berlusconi quando prendeva i voti ora ne prende un po’ meno, ma non penso che abbia cambiato idea». Ribadito che non si andrà a votare prima del 2018, il premier sottolinea l’impegno a chiudere con la legge elettorale «entro il 31 dicembre, così come con il Jobs act e la legge di stabilità. E a gennaio la riforma costituzionale. E quello di domani (oggi per chi legge ndr) sarà l’ultimo incontro con Berlusconi.Ho accelerato perché sulle riforme stava circolando l’idea che pur di non avere problemi si poteva far finta di niente, si buttava la palla in tribuna».
Scontato un passaggio sulle eventuali dimissioni di Napolitano: «Per un atto di naturale rispetto – ha detto Renzi – non ho chiesto a Napolitano di restare. Lo vedo molto lucido e consapevole delle sue prerogative. Deciderà lui quando dimettersi. E chissà se ci stupirà andando avanti molto più di quello che si pensa». Il profilo del prossimo capo dello Stato? «Il ruolo spetta a una persona che abbia un grandissimo senso delle istituzioni, sappia rappresentare l’Italia nel mondo e sia capace di smussare, mediare, rappresentare tutti. E’ il garante dell’Italia».

Il Messaggero