L’Apache torna al gol e punisce il Catania, la Juve mantiene il +14

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Un guizzo di Tevez, dopo un’ora di gioco ricca di scontri da saloon e priva di tiri in porta: alla Juve basta per vincere la sesta di fila in campionato e proseguire la sua corsa verso la mitica quota 100. Il Catania si batte con orgoglio e coraggio ma non arriva mai ad impensierire Storari: era stato deciso di dare un turno di riposo a Buffon, ma visto come è andata, Gigi si sarebbe potuto sistemare comunque fra i pali, tanto non avrebbe avuto niente da fare. Alla capolista non è servito neppure l’apporto del suo allenatore: l’elettrico Conte è stato espulso al 27’, insieme col dirimpettaio Maran, su segnalazione del quarto uomo Manganelli. Lingua troppo lunga, è parso di capire dagli spalti.

La caccia Sull’esito di questo testacoda, nel quale il Catania manovriero e tenace del primo tempo stava meritando il punticino della speranza, grava come un macigno il comportamento del centravanti Bergessio. Che per uno stupido colpo proibito rifilato a Chiellini si è fatto cacciare pochi minuti dopo lo 0-1: la partita degli etnei si è chiusa lì. Il motivo di questo comportamento va ricercato probabilmente nel match di andata, quando Chiellini ruppe la gamba a Bergessio. Fin dal fischio di avvio il difensore bianconero è stato oggetto di molte attenzioni da parte di più di un avversario e quando ha commesso un fallo da giallo su Barrientos ecco che Bergessio è andato a fare il giustiziere. Risultato? Un giallo anche per lui. Due fesserie, insomma, che negli spogliatoi rossoazzurri potrebbero avere il loro peso: i compagni non devono essere stati molto contenti di aver visto i loro sforzi vanificati da un regolamento di conti privato.

Lo sviluppo Con gli uomini contati, Conte ha dato spazio a Padoin (per Pogba) e a Osvaldo (per Llorente, poi subentrato) con Isla a sinistra in luogo di Asamoah e Caceres confermato nel ruolo di vice Barzagli. Una Juve dalle poche alternative e tutte in attacco è comunque stata sufficiente per imporsi alla buona volontà di un Catania determinato e grintoso ma assai poco lucido in fase di rifinitura causa la serataccia di Lodi, uno che di solito dà idee. E siccome dall’altra parte pure Vidal, assaltatore di classe, si è concesso una serata di relax, ecco che la contesa è rimasta su livelli mediocri. Mentre ha appassionato il pubblico la voglia del Catania di non arrendersi a un destino che pare sempre più segnato.
Gli errori Purtroppo per iMaran, non ci sono episodi dalle parti di Storari che possano giustificare un rammarico: nemmeno un tiro in 90’ la dice chiara su come sia andata. La Juve, con il gol di vantaggio e l’uomo in più, è poi arrivata per tre volte vicinissima al raddoppio. Hanno fallito conclusioni molto facili sia Vidal che lo stesso Tevez che, alla fine, Lichtsteiner. A Pirlo ha negato una nuova gioia su punizione il portiere Andujar con un gran balzo all’incrocio. Peccato che lo stesso nazionale argentino, in occasione della rete di Tevez, sia apparso tutt’altro che esente da colpa.

La sicurezza Se sul piano della battaglia di centrocampo non si è notato l’enorme divario di punti in classifica, bisogna sottolineare come la tenuta difensiva della Juve si sia confermata una volta di più la base dei suoi continui successi. Nè centralmente né tantomeno sulle fasce è stato lasciato il minimo buco ai continui tentativi catanesi e il solo Rolin, da punizione, è arrivato a sorpresa nell’area piccola per un colpo di testa in elevazione terminato a lato. Insomma, un successo ordinario che diventa straordinario riguardando il ritmo impresso dai bianconeri alla loro marcia. Avanti un altro, allora. Si chiama Parma ed è in gran forma.

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