L’agenda Renzi per la Ue: Roma vuole essere leader su crescita e occupazione

EUROPA UE BRUXELLES

La foto con il 41% alle spalle Matteo Renzi intende portarla con sè a Bruxelles al Consiglio europeo di giovedì prossimo. Una sorta di aureola, o piuttosto un monito per gli altri Ventisette, che segnala l’intenzione dell’Italia di Renzi di non mollare – in vista dell’imminente avvio del semestre di presidenza dell’Unione – nessuno degli argomenti che hanno permesso al Pd di essere l’unico partito europeista con percentuali di consenso da record. «L’Europa può cambiare e se non cambia è un problema. Ma se non lo fa il primo partito d’Europa, ovvero il Pd, non lo fa nessuno», ebbe a dire Renzi alla direzione del partito pochi giorni dopo il voto. L’impegno rimane invariato e il percorso proposto dall’Italia, con il quale si arriverà ad indicare Jean Claude Juncker a capo della Commissione, ha di fatto sancito l’avvio anticipato del semestre di presidenza.
Domani il presidente del Consiglio parlerà alle camere proprio dell’importante appuntamento che attende il Paese e lo farà ringraziando i parlamentari della maggioranza per il contributo dato nell’approvazione – seppur a colpi di fiducia – di una serie di riforme che «permetteranno all’Italia di svolgere a testa alta il compito». 
ITER
Al puzzle manca ancora l’approvazione in prima lettura delle riforme istituzionali, ma per Renzi è ormai passata l’immagine di un’Italia che sta mutando verso e che ora si propone come uno dei motori del cambiamento dell’Europa. «In Europa da leader e non follower», spiegherà il presidente del Consiglio che da giorni gongola per come super esperti e navigatissimi leader della sinistra europea e non, guardano ora all’Italia e a Renzi per imprimere una svolta all’Europa della Merkel e degli ”zero-virgola”. Ieri l’altro una conferma se ne è avuta a Parigi dove Hollande si è augurato che «il dinamismo di Renzi» possa scuotere l’Unione e un’altra se ne avrà il prossimo 2 luglio a Strasburgo quando il premier italiano parlerà davanti ad un Parlamento Europeo che per la prima volta dovrebbe ratificare col voto la scelta del presidente della Commissione scaturito dalle elezioni nelle quali i partiti legati al Ppe hanno, seppur di poco, battuto quelli del Pse. 
XENOFOBI
Non c’è però solo da rinverdire il ruolo storico che l’Italia ha svolto nelle istituzioni europee sin dai primi albori, ma anche quello di sottolineare che «l’Europa può e deve cambiare» e che «se non lo fa rischiano di aprirsi problemi giganteschi» in grado da «far impallidire» gli attuali. L’Europa come «strada obbligata», come lo è però anche il cambio di passo per accorciare quell’amplissimo spread che separa l’attività delle istituzioni dalle necessità dei cittadini europei. La cura per battere euroscettici e xenofobi Renzi l’ha già sperimentata in casa, ma il problema più grande che si porrà dopo il Consiglio del 26 giugno sarà come tenere agganciata Londra all’Europa ed evitare il referendum minacciato da Cameron. «Crescita e occupazione» sono i due obiettivi che Renzi domani ribadirà prima di verificare come verranno declinati nel documento programmatico che giovedì Herman Van Rompuy illustrerà ai Ventotto per spuntare il via libera a Juncker. «L’Italia rispetterà tutti patti e non chiede modifiche», «Tutti i patti», compreso quello di Stabilità e Crescita, se però verrà dato il giusto valore anche alla crescita e quindi all’occupazione. Il punto è quello di sempre. Ovvero permettere lo sblocco degli investimenti ai paesi che rispettano il parametro del tre per cento. Chiuso il nodo dei programmi si aprirà per Renzi quello delle poltrone. L’Italia, malgrado le resistenze tedesche, punta alla poltrona di Van Rompuy e il successo del Pd alle elezioni consente a Renzi di poter fare la voce grossa anche a nome del Pse che, dopo aver spianato la strada a Juncker, avrebbe diritto al ruolo di presidente del Consiglio forse meno prestigioso di quello di ministro degli esteri (ammesso che l’Europa abbia una politica estera comune), ma molto più importante perchè di fatto prepara e ordina l’agenda dei Ventotto. 

Il Messaggero